Ribadiamo testualmente quanto già riportato nella precedente newsletter:
Suggeriamo ai nostri lettori di documentarsi sul tema da varie fonti che spiegano appunto oltre agli effetti superficiali anche quelli meno immediatamente visibili che si celano dietro azioni apparentemente sconclusionate o non coordinate degli attori mondiali per tentare di farsi almeno un’idea complessiva più realistica della situazione.
Oramai siamo apparentemente alla rissa da “saloon” del tutti contro tutti (il pianista suona sempre però…) ovvero all’esatto contrario del nessuno contro nessuno.
Ripetiamo “apparentemente”. Invece dietro a tutto sembra esserci una regia ed una situazione di ricollocamento di certi canali di potere che rimodulano i grandi vasi comunicanti che gestiscono la finanza e in derivata l’economia e quindi la politica del mondo.
Le rivelazioni emerse dalla pubblicazione “ad orologeria” dei files Epstein modulano le posture nei vari hot points di crisi più o meno evidenti che affliggono il pianeta e i nuovi equilibri mondiali che si consolideranno (forse) quando la tempesta sarà finita e la polvere sollevata si sarà depositata.
Per tutti questi motivi facciamo un unico commento generico, questa volta senza dettagliare gli scenari specifici.
Rebus Medio Oriente (e resto del mondo)
Questo scenario chiave attualmente non permette nemmeno di fare una anche superficiale fotografia della situazione, tanto le opzioni sono mutevoli, variegate e anche di sorprendente evoluzione.
Turchia, Siria, Iran, Israele, Egitto Cipro, Grecia, paesi del Golfo, Arabia Saudita ed altri “esterni come Pakistan, India, il tutto sotto l’occhio attento di USA Russia e Cina e del “nuovo oggetto misterioso “Board of peace”, ma sempre sotto la vigilanza silente dei poteri forti della City londinese (nel caso dello shipping, con la posizione dei Lloyds sulle assicurazioni corpo, macchina e carico e sul “War risk”) vero ago della bilancia che condiziona tutto lo shipping mondiale.
Hormuz chiuso? Anche qui sembra non sia esattamente così. In realtà lo stretto viene controllato de facto dagli iraniani che modulano i “permessi” di transito in particolare delle navi “energetiche” a seconda di dove il carico è (anzi “risulta”) destinato dalle B/L emesse all’imbarco e qui si dovrebbe aprire un lungo distinguo…
Tutto legittimo, ma stranamente sincronizzato come l’attacco di Israele all’ Iran (e al Libano.) immediatamente dopo la conclusione – sembra positiva – della prima fase dei negoziati USA-Iran che sembrava si stesse trasferendo alla pura parte tecnica.
Risultato: salta di nuovo il tutto e si apre uno scenario che può evolversi molto probabilmente in una continuazione del conflitto con un passaggio a “guerra di bassa intensità” (per necessità più che per opportunità, siccome il consumo di armamenti USA, peraltro costosissimi, non è compensato dalla capacità di produzione degli stessi e per la necessità di una mossa elettorale in previsione delle elezioni Mid Terms (con la questione di Cuba essenziale per l’appoggio della lobby “latina” e della diaspora cubana) e con mosse di guerra asimmetrica da entrambe le parti, che per quanto ci riguarda comporta una difficoltà grossissima a fare una previsione sull’andamento dello shipping mondiale, ma anche adriatico e “triestino” dal quale per questo numero ci asteniamo pur avendo una nostra idea già sviluppata ed in linea con le precedenti newsletter.
Se qualcuno vuole osare una previsione in questo “guazzabuglio” si faccia avanti!!
Solo su una nazione oseremo un parere, ovvero la Turchia, che si pone abilmente un gradino sopra gli altri come obiettivo di magister et arbiter anche su mandato (pluripolare?) dell’area del Mediterraneo orientale e capace di influenzare anche altri equilibri in bilico sia in quelle aree che in Africa orientale.
Più interessante sarà vedere gli effetti che una presa di controllo da parte degli USA, con la condiscendenza della Russia che sorride sotto ai baffi, – abbiamo sempre sostenuto a dispetto del mainstream che non è la Cina che prevale sulla Russia madre di tutte le energie, nel loro matrimonio di comodo, ma esattamente il contrario – dello stretto di Hormuz ovvero della vena giugulare delle fonti energetiche da idrocarburi (Oil& Gas) del mondo, ma soprattutto dei giganti asiatici e specificatamente della Cina (anche se la stessa ha accumulato saggiamente una potentissima riserva energetica, forse la maggiore del mondo, di idrocarburi) per la sua necessità assoluta di produrre e mantenere comunque la crescita superiore al 3 o meglio 4 % per non collassare internamente.
L’Unione europea ha di nuovo e sorprendentemente la possibilità di giocarsi qualche “fiche” al tavolo da poker dei potenti, ma approfondendo andremmo fuori tema per questa pubblicazione.
Lo shipping prende per ora atto che certe rotte non sono e probabilmente non saranno sufficientemente sicure per il prossimo periodo con esiti intuibili. Il futuro più lontano invece è scritto solamente nella “cristal ball”.
Comunque, già MSC ed il consorzio Gemini hanno deciso per ora di utilizzare by pass terrestri complementari per i collegamenti con l’Asia, principalmente quella più prossima, con una soluzione mista che anticipa in un certo senso il concetto del corridoio IMEC in corso di gestazione con un sospiro di sollievo per i porti del Nord Est Adriatico e in particolare per Trieste, porto per il quale sono per ora gli unici servizi che ci interessano nel breve, dimostrando la fondamentale elasticità del sistema mondiale.
Anche qui vedremo l’evolversi. (di.s.)