Premessa: questo intervento è stato scritto il giorno 15/4 e quindi non è stato aggiornato agli ulteriori eventi in seguito succedutisi e ancora in evoluzione, ma lo presentiamo comunque integralmente in quanto manteniamo per ora le nostre considerazioni.
Ribadiamo ancora e per l’ennesima volta quanto già riportato nelle precedenti newsletter:
Suggeriamo ai nostri lettori di documentarsi sul tema da varie fonti che spiegano appunto oltre agli effetti superficiali anche quelli meno immediatamente visibili che si celano dietro azioni apparentemente sconclusionate o non coordinate degli attori mondiali per tentare di farsi almeno un’idea complessiva più realistica della situazione.
In particolare, su alcune esternazioni che eufemisticamente definiamo “particolari” esiste una tecnica di comunicazione che serve a “intossicare” i media con iperboli ed esagerazioni anche eccedenti vistosamente il “bon ton” anzi volutamente formulate in tal modo che si chiama letteralmente “flood the zone with shit”. Non traduciamo appunto per mantenere il “bon ton”.
Rebus Medio Oriente (e resto del mondo) Occasione irripetibile per gli USA.
Dopo il (apparente) fallimento delle negoziazioni di Islamabad di metà mese dovuto principalmente alla necessità di entrambe le parti sedute al tavolo di dichiarare “vittoria”, gli USA hanno fatto l’unica cosa che potevano fare, ovvero dichiarare un blocco navale a valle di Hormuz.
Ora gli USA hanno in mano una carta vincente clamorosa, ma temiamo che non possano o non riescano a giocarla a causa dei legami con Israele che stanno diventando sempre più vischiosi e politicamente onerosi per loro.
La chiave di tutto è Hormuz, dove si controlla il flusso di energia ed anche altro, e in chiave geopolitica specialmente quella che va alla Cina.
Un controllo di Hormuz bipolare quindi prima l’Iran più a Nord e poi gli USA, se coordinato fra le due parti sarebbe perfetto, ma ovviamente va convinto l’Iran.
Il mezzo c’è e va considerato lo spirito mercantilistico dell’attuale Presidente, ma anche la logica economica complessiva che si potrebbe giocare sull’allentamento delle attuali sanzioni che colpiscono questo paese.
Tanto si sa bene che nessuno si azzarderebbe ad attaccare seriamente Israele che possiede un arsenale atomico di tutto rispetto (unico nell’area e unico nel mondo non soggetto ai controlli dell’agenzia IAEA per la non proliferazione dell’energia atomica per usi militari) e che non esiterebbe un secondo ad impiegarlo contro obiettivi anche non militari dell’avversario se venisse minacciata la sua integrità territoriale (Gaza e Libano docent).
E Mosca? Beh, per Mosca vale lo stesso ragionamento mercantilistico, ma anche geopolitico, ovvero l’allentamento delle sanzioni e lasciare che esporti liberamente (o quasi) la sua immensa energia su Europa dando ossigeno all’asfittica economia della provincia occidentale dell’Impero americano che ne ha un bisogno disperato. Anche per loro sarebbe meglio avere due clienti (Europa e Cina) che uno solo (Cina).
E per l’Europa? Ossigeno energetico per l’economia e chiusura della guerra in Ucraina (dove peraltro disporrebbe del migliore e più addestrato esercito senza dover investire in improbabili risorse umane interne con una soluzione win-win anche qui (soldi a Kiev e Donbas alla Russia).
Per la Cina invece nulla di grave per loro, ma si avrebbe in mano il flusso energetico principale facendo un opportuno tuning dello stesso senza peraltro strozzarla (nazione che comunque non è strozzabile semplicemente perchè è la fonte principale dell’approvvigionamento di consumo e non solo degli USA stessi!!) ma contingentando i suoi appetiti complessivi geopolitici.
Vediamo cosa succede nell’incontro di metà maggio fra i Presidenti Trump e Xi Jinping (ma qualcuno accenna anche ad un’altra presenza quasi contemporanea a Pechino del Presidente Putin …)
Purtroppo, però, temiamo che gli USA non possano fare questa manovra per i loro legami e lacciuoli con Israele, che invece ha come obiettivo di allargare il suo territorio per motivi strumentali e messianici.
Speriamo bene e contiamo nella Provvidenza.
Lo shipping prende per ora atto che certe rotte non sono e probabilmente non saranno sufficientemente sicure per il prossimo periodo con esiti intuibili. Il futuro più lontano invece è scritto solamente nella “cristal ball”.
Comunque, già MSC ed il consorzio Gemini hanno deciso per ora di utilizzare by pass terrestri complementari per i collegamenti con l’Asia, principalmente quella più prossima, con una soluzione mista che anticipa in un certo senso il concetto del corridoio IMEC in corso di gestazione, con un sospiro di sollievo per i porti del Nord Est Adriatico e in particolare per Trieste, porto per il quale sono per ora gli unici servizi che ci interessano nel breve, dimostrando la fondamentale elasticità del sistema marittimo mondiale.
Rimane l’auspicio che per quanto riguarda i volumi di carico dopo un così angoscioso periodo di instabilità e guerre una normalizzazione almeno superficiale della situazione porti ad un rimbalzo e a una maggiore propensione dei consumatori ad acquistare con spirito più ottimistico sul futuro.
Tutto sta a vedere come si assesterà l’andamento dei macro-indici economici; il World Economic Forum di Davos il 14 aprile scorso ha formulato alcune prime indicazioni circa l’andamento del PIL e dell’inflazione a livello globale, correggendo le precedenti previsioni formulate a gennaio e ipotizzando due distinti scenari, ne riportiamo le indicazioni di massima nei due grafici che seguono:
I mercati finanziari peraltro non sembrano subire i contraccolpi di questi periodi e ciò potrebbe anche essere un buon segnale complessivo.
Anche qui vedremo l’evolversi della situazione. (di.s.)

