Da Hormuz prima della crisi del 2026 passavano 20 milioni di barili al giorno, pari a circa il 20% del consumo mondiale giornaliero.
La Petroline East-West in Arabia Saudita ha una portata di 5-7 milioni di barili/g e termina nel (attualmente) vulnerabile Mar Rosso, con passaggio via Suez.
La UAE Habshan-Fujairah ha una portata di 1.5-1.8 milioni di barili/g.
La Irachena Kirkuk-Ceyhan ha una portata di 1.6 milioni di barili/g.
Le strutture attualmente disponibili, quindi, sono insufficienti a sostituire del tutto il passaggio via Hormuz.
La via turca come alternativa sostenibile per energia, merci, spazio aereo?
Riprendiamo un interessante articolo del Financial Times che presenta la strategia logistica turca per i prossimi anni.
La Turchia ha l’opportunità di emergere dall’attuale crisi geopolitica come alternativa sicura per aggirare Suez e Hormuz, rafforzando il proprio ruolo di trade hub.
Due sono i progetti al centro della visione strategica di Ankara:
- La Development Road, una combinazione logistica di strade, ferrovie e pipelines che collegherebbe il Golfo Persico all’Europa attraverso il territorio turco. I problemi sono di budget (USD 17-20 bn stimati di investimenti necessari) e di rischio politico visto che attraverserebbe il territorio iracheno.
Fonte FT, PortTechnology.org
- L’espansione del Middle Corridor, la cui fattibilità al momento appare più rapida nonostante il dissenso russo.
È in fase di studio un progetto finanziato dagli USA e denominato TRIPP (“Trump Route for International Peace and Prosperity”) per collegare l’Asia orientale e l’Europa attraverso il Caucaso meridionale.
Il TRIPP è un corridoio di trasporto terrestre che attraversa l’Armenia meridionale per collegare il mar Caspio e la Turchia. È noto anche come “Corridoio di Zangezur” (denominazione azera) o “corridoio di Syunik” (denominazione armena).
L’accordo del 2020 tra Azerbaijan e Armenia, mediato dalla Russia dopo la Seconda guerra del Nagorno-Karabakh, prevede la riapertura dei collegamenti attraverso il territorio armeno. Nel 2025 al Summit di Washington è stata firmata una Dichiarazione di pace e annunciato il progetto TRIPP, e nel 2026 Marco Rubio, Segretario di Stato USA e Ararat Mirzoyan, ministro degli Esteri armeno, hanno firmato il framework attuativo, che prevede:
- incarico alla neocostituita TRIPP Development Company;
- quota azionaria iniziale: 74% USA e 26% Armenia;
- sovranità armena “assoluta e indiscutibile” sul territorio;
- concessione agli USA di 49 anni, rinnovabile per altri 50; nel lungo periodo la quota armena può salire al 49%; gli Stati Uniti cioè sono coinvolti con un mandato di 99 anni per la supervisione di questa rotta e che l’iniziativa dovrebbe rafforzare la cooperazione diplomatica nell’area, da decenni zona di conflitto.
Punti di forza:
- Asse ininterrotto Turchia – Azerbaijan (Nakhchivan) – Armenia – Azerbaijan – Asia centrale, pilastro dell’Organizzazione degli Stati Turchi. Elemento chiave è la tratta di linea ferroviaria di 224 km che collega la Turchia orientale al confine con il territorio azero di Nakhchivan.
- Alternativa forte a Suez e Hormuz: il commercio Europa-Asia ammonta oggi a circa USD 3 tn all’anno, di cui il 90% passa per vie marittime. Il Middle Corridor ridurrebbe i tempi di transito Asia–Europa da circa 40 giorni via mare a 12-15 giorni via terra.
- Hub energetico: Ankara rafforzerà il ruolo di snodo per gas e petrolio (BTC, Kirkuk–Ceyhan, prospettive Trans-Caspio) in un momento di forte instabilità nel Golfo.
- Ricadute economiche (stime Fitch Solutions): USD 10-15 miliardi annui in ricavi logistici entro il 2030; +310 % di capacità di export dall’Anatolia orientale; 10-15 % di risparmio sui costi di importazione energetica.
- capacità annua fino a 15 milioni di tonnellate di merci e 5.5 milioni di passeggeri.
Ad aprile 2026, risultano: uno stato di avanzamento lavori al valico tra Turchia e Armenia, in fase di riapertura dopo 30 anni; lavori avviati sulla tratta turca; negoziati con Washington sul coinvolgimento di aziende azere per i lavori sulla tratta azera.
In conclusione, la disposizione dei flussi logistici sulle tratte medio-orientali è in evoluzione e sembra probabile che i flussi commerciali possano spostarsi sulle due direttive turche, sebbene con tempi non precisamente definiti. Di certo c’è l’ascesa della Turchia a key player dell’area, con evidenti possibili benefici per l’Alto Adriatico.
Vedi a questo proposito il nostro precedente articolo pubblicato nella Newsletter nr. 10-2025
https://www.porttechnology.org/turkey-moves-against-india-middle-east-corridor/
https://www.iraqinews.com/iraq/iraqs-development-road-project-to-boost-turkeys-economy/
https://www.middleeasteye.net/news/pipe-dream-turkey-plan-redraw-middle-east-energy-iran-war-hormuz
https://www.trtworld.com/article/5191feb20b69


