Roma e Baku, storicamente legate dai flussi di gas, riscrivono oggi il loro rapporto di collaborazione, trasformando una relazione commerciale in una partnership industriale a lungo termine.
Ciò vuol dire che i rapporti tra Italia e Azerbaijan non passano più soltanto dal gas. A questo proposito, ricordiamo che, in cinque anni, dal 2020 al 2025, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha portato sulle coste pugliesi – terminale di Melendugno – circa 45 miliardi di metri cubi di gas provenienti dal giacimento di Shah Deniz sul Mar Caspio e nel 2025 ha coperto circa il 16 per cento del fabbisogno nazionale. Un contributo diventato cruciale dopo la crisi seguita alla guerra in Ucraina, che ha ridefinito gli equilibri energetici europei.
Oggi, però, grazie a una visione di lungo periodo della cooperazione energetica tra i due paesi, il fondo sovrano della Repubblica azera – SOFAZ [1]– che controlla più del 90% del PIL azero attraverso asset per oltre 66 miliardi di euro, sceglie l’Italia per investire nelle rinnovabili.
Complessivamente, trattasi di investimenti nel nostro Paese di circa 3 miliardi di dollari, pari al 4% del proprio portafoglio complessivo. Una cifra che colloca l’Italia al quarto posto tra i Paesi destinatari degli investimenti del fondo – vedi tabella sottostante – e conferma il peso crescente del rapporto economico tra Roma e Baku.
Dove investe SOFAZ
Dati SOFAZ
Si consolida, così, un rapporto tra Italia e Azerbaijan che va ben oltre le forniture energetiche e che coinvolge investimenti, infrastrutture, energia e relazioni strategiche.
In concreto, con un investimento da parte del Fondo sovrano azero SOFAZ in 14 impianti solari[2] in Italia, l’Azerbaijan passa da un modello energetico imperniato sugli idrocarburi, ad una nuova strategia centrata sulle rinnovabili e sull’autonomia energetica europea.
Per l’Azerbaijan l’obiettivo di questa operazione è soprattutto strategico: da paese un tempo fornitore passivo di materie prime, esso punta, oggi, ad essere attore attivo nelle reti infrastrutturali e nelle politiche di decarbonizzazione, divenendo partner industriale della transizione energetica, ma soprattutto rivendicando un ruolo di centralità in un ordine energetico in trasformazione.
Quindi, mentre Baku guarda all’Italia come a un partner energetico, industriale e finanziario, Roma, a sua volta, vede nell’Azerbaijan un tassello importante della propria sicurezza energetica e della proiezione italiana verso il Caucaso e l’Asia centrale.
Grazie alla sua posizione tra Mar Caspio, Turchia, Asia Centrale ed Europa, l’Azerbaijan è ormai considerato uno snodo strategico per energia, trasporti e connettività.
Ed è proprio in questo contesto che si inserisce anche la visita compiuta, a inizio maggio, da Giorgia Meloni a Baku, durante la quale la presidente del Consiglio ha evidenziato la centralità dell’Azerbaijan nella strategia energetica europea e la necessità di ampliare la cooperazione con i partner strategici dell’area e con i Paesi considerati più vicini agli interessi europei.
Questo, a sottolineare che l’Italia cerca interlocutori affidabili, rotte alternative e rapporti capaci di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. (m.d.f.)
[1] Il fondo sovrano detiene partecipazioni in Italo, in FSI, in impianti di energia rinnovabile e nell’Azzurra Capital Investment Fund.
[2] Una volta attivi, i 14 impianti genereranno energia sufficiente per 250.000 famiglie e compenseranno quasi 185.000 tonnellate di CO₂.


