Un flash sulla geopolitica di fine luglio 2026

Ribadiamo ancora e per l’ennesima volta quanto già riportato nelle precedenti newsletter:

Suggeriamo ai nostri lettori di documentarsi sul tema da varie fonti che spiegano appunto oltre agli effetti superficiali anche quelli meno immediatamente visibili che si celano dietro azioni apparentemente sconclusionate o non coordinate degli attori mondiali per tentare di farsi almeno un’idea complessiva più realistica della situazione.

Il riassetto degli equilibri mondiali continua con un esito non ancora ben definito (usiamo un eufemismo…) anzi semmai ancora più nebuloso ed incerto.

Confermiamo che l’estrema fluidità comporta anche un aumentato rischio di escalation bellico anche estremo per l’area europea dove ci sono ancora correnti che spingono verso il confronto armato e non si riesce ancora a definire un exit strategy condivisa dalla indotta trappola ucraina.

L’evento più significativo di luglio è stato il Summit NATO di Ankara del 7-8 luglio, del quale però per paradosso la parte più interessante è stata il bilaterale (a latere o era questo il focus?) fra i Presidenti Trump ed Erdogan.

Anche se non sono state prese apparentemente decisioni eclatanti, appare invece evidente la volontà manifesta di far aumentare il peso specifico già ora elevato della Turchia nella futura (o future?) NATO e la volontà o, meglio, la necessità contingente degli USA di un veloce disimpegno, probabilmente strumentale, parziale e mirato ad una contingenza specifica locale, ovvero al coinvolgimento in un possibile evento conflittuale fra Israele e Turchia che metterebbe ovviamente gli USA in un estremo imbarazzo di posizionamento.

Questa situazione induce anche a pensare che la soluzione marittima di stabilità a Hormuz si allontani nuovamente, considerato che i firmatari non riescono a garantirne i termini essenziali, non tanto in loco, ma specialmente sullo scenario Medio Orientale-Mediterraneo fuori controllo diretto degli USA (e forse anche dei pasdaran) che determina le continue prove muscolari a Hormuz e all’imbocco del Mar Rosso.

Menzioniamo anche il bilaterale tenutosi fra il Presidente Erdogan e la Premier Meloni, il cui contenuto esatto non è disponibile, ma che certamente interessa le posizioni nello scacchiere libico e comunque nelle aree di interesse mediterraneo sia per i due soggetti che per le relative alleanze NATO (o come si chiamerà).

La nostra “profezia” espressa già nel numero di aprile 3/26 di cui riportiamo qui sotto il passaggio, rimane senz’altro valida.

 …Un controllo di Hormuz bipolare quindi prima l’Iran più a Nord e poi gli USA, se coordinato fra le due parti sarebbe perfetto, ma ovviamente va convinto l’Iran.

E salverebbe anche la faccia degli USA che si trovano in un bel “cul de sac”.

A catena quindi  – anche considerate le recrudescenze belliche probabilmente indotte da soggetti terzi interessati alla continuazione della guerra – rimane del tutto instabile il Mar Rosso e il transito del Canale di Suez per il traffico commerciale unitizzato dei grandi servizi Asia-Europa.

Ora, per vedere il prossimo evento nodale per gli equilibri del mondo dopo l’interessante  incontro “di lavoro” fra il vice presidente USA Vance e il Ministro degli Esteri russo Lavrov a Manila, nel corso del recente ASEAN meeting, possiamo trascorrere agosto in maniera tradizionale “italiana”, ovvero feriale, e aspettare la seconda metà di settembre con la storica visita del Presidente Xi Jinping negli Stati Uniti e l’incontro con il Presidente Trump (24 settembre) che sarà comunque preceduto da possibili eventi dirompenti da parte delle parti che ostacolano questi equilibri.(di.s.)