Il risveglio dell’Europa

Sta arrivando la primavera oppure è “l’effetto Trump” a generare la reazione accelerata dell’UE?

Stiamo parlando dell’accordo di libero scambio UE-India, siglato lo scorso gennaio a New Delhi, che ha fatto seguito a quello UE-Mercosur con il Sud America; accordi ambedue avviati più di 20 anni fa, che hanno conosciuto fortune alterne, con la sospensione nel 2013, registrando successivamente un cambio di passo a partire dal 2022.

Il primo ministro indiano Narendra Modi con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a Nuova Delhi

Ricordiamo che, recentemente, al World Economic Forum di Davos, il primo ministro canadese Carney ha parlato di una “frattura del nuovo ordine mondiale”, a cui ha fatto seguito la presidente della Commissione europea – Ursula von der Leyen – che ha riconosciuto che “il mondo è cambiato in modo permanente” e che questo cambiamento può essere trasformato in un’opportunità per l’Europa, tesa a costruire una “nuova forma di indipendenza europea”, agendo così da soggetto globale credibile. Se ciò non avverrà “l’Europa rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata, incapace di difendere i propri interessi”, come ricordato da Mario Draghi, in un recente discorso all’Università di Lovanio in Belgio, dove ha ricevuto la laurea honoris causa.

È innegabile che l’accelerata ai negoziati sia stata impressa dal ritorno di Trump alla Casa Bianca e dalla posizione assunta da quest’ultimo nei confronti delle sue controparti indiane ed europee.

Infatti, l’India è finita nel mirino delle tariffe americane perché continua ad acquistare petrolio russo[1]. Dall’altro lato, Bruxelles ha scelto di rispondere ai dazi americani a fronte di liberalizzazioni con le economie emergenti: dall’Indonesia, ai quattro paesi del Mercosur[2] ed ora all’India.

Con la conclusione dell’accordo, definito storico, Unione Europea e India cercano ora rotte alternative e, in risposta alle tensioni con l’alleato americano, “l’Europa sceglie la cooperazione e i partenariati strategici”, ha rivendicato la von der Leyen.

Analogamente, in un panorama globale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche, è importante anche insistere nel processo di diversificazione dei mercati cercando sempre nuovi sbocchi, a cominciare dall’India, quarta economia mondiale e attore chiave per l’equilibrio asiatico, con una classe media in espansione e una domanda crescente di infrastrutture, energia e manifattura avanzata.

E qui i numeri ci aiutano a capire la portata dell’accordo firmato: l’India commercia con il mercato europeo già beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di EUR all’anno, sostenendo quasi 800.000 posti di lavoro nell’UE. Essenzialmente, per le imprese europee, questo si traduce in un accesso privilegiato a un mercato da 1 miliardo e mezzo di abitanti, con un Pil annuo di 3.400 miliardi di euro e tassi di crescita più rapidi al mondo.[3] Un mercato con 300 milioni di persone ad alto reddito e una manifattura in crescita.

Cosa prevede l’accordo

Intanto, l’intesa raggiunta rappresenta l’apertura commerciale più ambiziosa mai concessa dall’India a un partner esterno.

Si prevede che l’accordo raddoppierà le esportazioni di beni dell’UE verso l’India, entro il 2032, eliminando o riducendo le tariffe in valore del 96,6% delle esportazioni di beni europei verso questo paese.

Complessivamente, le riduzioni tariffarie consentiranno di risparmiare circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi sui prodotti europei.

Nello specifico, sono previsti drastici tagli tariffari su settori chiave, quali automotive, chimica, farmaceutica, macchinari industriali, vino, olio d’oliva e, dall’altro lato, una attenzione ai settori sensibili come carne, riso e zucchero, esclusi dalla liberalizzazione tariffaria.

A questo proposito, c’è da dire che, sul fronte agricolo, l’accordo è senza dubbio più attento alla tutela dei settori sensibili rispetto all’ accordo EU-Mercosur, in quanto è previsto che esso debba garantire la reciprocità degli standard di produzione per i prodotti agroalimentari immessi sul mercato dell’UE, al fine di assicurare una concorrenza leale per gli agricoltori europei e preservare la fiducia dei consumatori.

I rappresentanti dei Paesi coinvolti nell’accordo Mercosur

Essenzialmente, le maggiori associazioni agricole europee hanno accolto con favore questo accordo, il che sarà piuttosto significativo ai fini della sua ratifica, in tempi più o meno brevi. E questa è una differenza sostanziale rispetto a quanto avvenuto con il Mercosur.

Nella tabella che segue sono contenuti i vantaggi per gli agricoltori europei.

Fonte: Commissione Europea

Fondamentalmente, uno degli aspetti positivi dell’intesa è che siamo di fronte alla complementarità dei prodotti, quindi non c’è concorrenza, ma collaborazione e ciò potrebbe portare a uno sviluppo più profondo delle catene del valore tra le due parti.

In aggiunta, la semplificazione delle procedure doganali per rendere le esportazioni più rapide e semplici e l’accesso privilegiato all’India per i prestatori di servizi dell’UE, in settori quali i servizi finanziari e i servizi marittimi, costituiscono altrettanti vantaggi per gli esportatori europei nell’ambito di questo accordo.

Nel complesso, questa intesa si distingue anche per i suoi elementi innovativi: un intero capitolo dedicato al commercio e allo sviluppo sostenibile, con impegni vincolanti su cambiamenti climatici, diritti dei lavoratori ed emancipazione femminile e con capitoli moderni su servizi, PMI e proprietà intellettuale.

Ora, un accenno va fatto anche ai rapporti commerciali Italia-India. Secondo i dati forniti dalla Camera di commercio italiana a New Delhi, l’India è il settimo partner commerciale dell’Italia, con un interscambio commerciale di 53 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024, periodo in cui l’export italiano (soprattutto macchinari e prodotti chimici) è cresciuto del 32% nel periodo considerato. Con un tasso di crescita annuo del 12%, è il terzo Paese con l’interscambio più dinamico, dopo Turchia e Usa. Oggi, 828 aziende italiane sono operative in India, con l’accordo di libero scambio che renderà più facile anche andare a produrre direttamente in loco, con importanti vantaggi per le aziende dal punto di vista non solo dei costi produttivi, ma anche distributivo, logistico e regolamentare.

Fin qui tutto bene, anche se la strada per l’effettiva entrata in vigore dell’accordo è ancora lunga.

Prossime tappe

Per procedere alla firma e alla conclusione dell’accordo, la Commissione presenterà la sua proposta al Consiglio, che dovrà adottarla a maggioranza qualificata.  Dopo la firma, sarà necessaria l’approvazione del Parlamento europeo e la decisione del Consiglio sulla sua conclusione, affinché l’accordo entri in vigore. Il passaggio forse più delicato e imprevedibile, viste le maggioranze variabili dell’Aula di Strasburgo.

A tale proposito il Mercosur insegna, con lo stop imposto all’ accordo dal ricorso alla Corte di Giustizia da parte dell’Europarlamento. Una scelta azzardata, che rimette in discussione la credibilità della Commissione, soprattutto considerata l’urgenza geopolitica ed economica del momento. Ed è proprio per questo che andrebbe sostenuta l’entrata in vigore dell’intesa, anche in forma provvisoria.

Ritornando invece all’India, se è vero che si tratta di un accordo commercialmente significativo, dobbiamo indubbiamente considerarlo un processo a lungo termine. Sia, perché si stima che l’adozione finale avverrà solo agli inizi del 2027, ma soprattutto perché i cambiamenti previsti richiederanno un periodo molto lungo, anche solo per essere attuati gradualmente.

Va anche detto che bisognerà tener conto di alcune criticità e fattori di rischio, già oggi prevedibili, quali: la conformità agli standard europei, le certificazioni per poter esportare in India, la trasparenza normativa, gli standard operativi del sistema infrastrutturale e logistico indiano, la carbon border tax “CBAM” applicata alle merci indiane, che saranno così penalizzate etc. Aspetti, questi ultimi, ancora tutti da verificare; verifica ed approfondimenti che potranno aver luogo solo al momento dell’adozione definitiva del testo.

Ora, al di là di queste criticità, senza alcun dubbio è stato compiuto un passo significativo, dove l’accordo con l’India incarna un nuovo modello utilizzato dall’Unione Europea, ovvero un trattato di nuova generazione dove la liberalizzazione si integra con una dimensione geopolitica.

Ad ogni modo, anche se non sarà un percorso lineare, sembra che l’Unione europea sia determinata a portare a termine quello che il Premier indiano Narendra Modi ha definito «la madre di tutti gli accordi commerciali» e che Ursula von der Leyen considera con orgoglio un patto «tra le due più grandi democrazie del pianeta». Sarà effettivamente così? (m.d.f.)

[1] Mentre scriviamo questo articolo, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero abbassato i dazi sull’India al 18 per cento dopo che il primo ministro Narendra Modi ha “accettato” di sospendere gli acquisti di petrolio russo, ponendo fine a mesi di attriti commerciali tra i due paesi.

[2] Argentina – Brasile – Paraguay – Uruguay

[3] https://commission.europa.eu/topics/trade/eu-india-trade-agreement_en?prefLang=it