La strategia della Commissione Europea “ProtectEU” ed il ruolo dei porti europei

In un mondo in cui le minacce alla sicurezza si evolvono rapidamente, l’Europa si prepara a un cambiamento radicale con ProtectEU, la nuova strategia per la sicurezza interna, presentata lo scorso aprile dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen[1].

L’iniziativa è stata pensata “per affrontare meglio le minacce alla sicurezza come il terrorismo, la criminalità organizzata, la crescente criminalità informatica e gli attacchi contro le infrastrutture critiche”.

Quindi, con un approccio che coinvolge l’intera società, ProtectEU si propone di rivoluzionare il modo in cui l’Europa gestisce la sicurezza interna, promuovendo una cooperazione più profonda, strumenti legali più rigorosi e una maggiore condivisione delle informazioni.

La strategia si articola su diverse linee d’azione che si possono riassumere in: cooperazione, innovazione e autonomia. Nello specifico, ProtectEU include anche una revisione del Cyber Security Act, nuove norme per la protezione delle infrastrutture critiche e misure per migliorare la sicurezza dei trasporti, come anticipato dalla vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, nella conferenza stampa di presentazione della strategia.

Come impatta sui porti ProtectEU e quale ruolo potranno svolgere questi ultimi nella nuova strategia di sicurezza dell’Ue, lo spiega la Segretaria generale dell’Organizzazione dei porti marittimi europei (ESPO), Isabelle Ryckbost, insieme al responsabile della sicurezza aziendale del porto di Barcellona Bernat Baró, in un articolo pubblicato di recente da PierNext [2]– hub digitale, guidato dal porto di Barcellona.

Ciò che ha spinto la Commissione Europea a ripensare le proprie strategie di difesa, potenziando i propri piani di sicurezza, dipende dal fatto che, negli ultimi anni, il panorama della sicurezza europea è cambiato radicalmente. Le minacce ibride, orchestrate da stati stranieri ostili e attori sponsorizzati, sono in aumento, mentre potenti reti di criminalità organizzata proliferano. A ciò si aggiungono attacchi alle infrastrutture critiche, come i cavi sottomarini, e una crescente vulnerabilità nel settore della cybersecurity.

Quindi, con questa strategia, la Commissione mira a rafforzare la capacità dell’UE di garantire la sicurezza dei suoi cittadini di fronte a minacce nuove ed esistenti.

Per affrontare l’ampia gamma di minacce, che spaziano dalla sicurezza interna a quella esterna, la strategia ProtectEU propone di rafforzare i mandati delle agenzie europee di giustizia e sicurezza, quali Europol e Frontex che vedranno aumentare le loro competenze per migliorare lo scambio di informazioni tra le istituzioni.

In questo nuovo contesto, la strategia considera i porti infrastrutture critiche nel quadro della sicurezza del continente, in quanto essenziali per garantire la sicurezza economica, commerciale, di approvvigionamento e territoriale.

Nello specifico, relativamente ai porti, la strategia ProtectEu prevede azioni rilevanti, quali:

  • il rafforzamento dei controlli presso le infrastrutture portuali,
  • l’estensione dell’Alleanza pubblico-privata dei porti europei ai porti più piccoli e ai porti interni;
  • l’istituzione di un meccanismo di allerta per la sicurezza della catena di trasporto e logistica che coinvolga più agenzie.

A questo proposito, secondo quanto affermato da Baró,“i porti di Barcellona, Algeciras e Valencia fanno parte della European Port Alliance “[3], alleanza che mira ad affrontare sfide sempre più complesse, tra cui, il traffico di droga via mare, per sconfiggere il quale sono previste “numerose misure di tracciabilità, controllo degli accessi e sicurezza per garantire che tali attività non possano svolgersi all’interno dei terminal container”.

 Fonte: European Commission

Ci sono  poi iniziative già pianificate per i porti europei che saranno rafforzate con ProtectEU, come il “Sistema di Ingresso/Uscita” (EES)[4], il cui avvio è previsto per ottobre 2025, che mira a rafforzare le frontiere esterne dell’UE, registrando elettronicamente i movimenti di entrata e di uscita dei cittadini di paesi terzi che visitano l’area Schengen.

Fonte: European Union

“L’obiettivo è centralizzare questo controllo tramite Frontex, e l’UE sta erogando sovvenzioni affinché gli Stati membri possano implementare sistemi di registrazione e verifica basati su controlli biometrici”, ha spiegato Baró, che stima la piena operatività del sistema nel porto di Barcellona, entro il 2027.

L’investimento di tale sistema, del valore di ca. 13 milioni di euro, parte dei quali sarà recuperata attraverso finanziamenti dell’UE, verrà utilizzato per l’acquisto e l’installazione di sistemi di controllo biometrico e per l’assunzione e la formazione di personale ausiliario specializzato a supporto del loro utilizzo.

Infine, pur riconoscendo che i porti non sono organismi di sicurezza, ciononostante essi “possono svolgere un ruolo importante facilitando l’accesso delle autorità competenti agli impianti portuali e consentendo loro di operare in modo efficiente, interferendo il meno possibile con le normali operazioni portuali”, ha concluso la Segretaria generale dell’ESPO, Ryckbost.

Fonte: PierNext

 

[1] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_25_920

[2] https://piernext.portdebarcelona.cat/en/

[3] https://home-affairs.ec.europa.eu/news/european-ports-alliance-fight-drug-trafficking-and-organised-crime-2024-01-24_en?prefLang=es

[4] https://home-affairs.ec.europa.eu/policies/schengen/smart-borders/entry-exit-system_en