Un flash sulla geopolitica di inizio febbraio 2026

Permanendo, anzi, aumentando ulteriormente i vortici di incertezza nella geopolitica globale continuiamo a dare solo alcuni spunti di aggiornamento senza alcuna pretesa di inquadrare la fotografia completa né tantomeno azzardare opinioni o addirittura previsioni.

Potremmo ora definirla una “chequered world war” a tutti gli effetti?

Certamente viviamo un momento chiave per la ridefinizione degli equilibri planetari con tutti i suoi eccessi, ma speriamo anche con un substrato che ci porti ad una nuova stabilità alla quale peraltro i mercati finanziari sembra stiano credendo. Paradosso? Vedremo.

Invitiamo comunque caldamente i nostri lettori a documentarsi sul tema su varie fonti che spiegano appunto oltre agli effetti superficiali anche quelli meno visibilmente immediati che si celano dietro azioni apparentemente sconclusionate o non connesse degli attori mondiali per poter tentare almeno di farsi un’idea complessiva più realistica.

Scenario Iran

La situazione interna dell’Iran è molto più complessa di quella venezuelana per pensare di usare la stessa metodologia.

Il potere teocratico è affiancato da quello militare, però formato in parte determinante dalle milizie pasdaran fortemente collegate anche ideologicamente con il potere religioso.

Tuttavia, si stanno muovendo le diplomazie ovviamente underground e potrebbe emergere una sorpresa interessante tramite ulteriori aggiustamenti di altri di paesi vicini.

Scenario Venezuela

Il blitz del 3 gennaio ha ribadito la volontà ferma degli USA di mantenersi in un mondo multipolare anzi tripolare come “primus inter pares” segnando in maniera eclatante il “territorio”

Come forse previsto dai più attenti commentatori, la governance del paese è stata lasciata all’attuale governo fatto salvo che si vada a nuove elezioni in tempi congrui (per ora indeterminati …).

La supervisione “in sottofondo” degli USA è comunque sempre presente per scongiurare deragliamenti “non graditi” geopoliticamente. Prossimo obiettivo Cuba?

Scenario Groenlandia

Se vogliamo questo è il più curioso di tutti, in quanto dal punto di vista militare stretto gli USA hanno già importanti basi stabilmente sull’isola da lungo tempo e hanno tutte le facoltà – a par trattati esistenti – di ulteriormente incrementarle sia tecnicamente sia dal punto di vista delle tipologie di armamenti.

Il vero obiettivo probabilmente è il Circolo Polare Artico e i trattati che definiscono le Zone di pertinenza o influenza dei singoli membri dove il rispettivo peso specifico è condizionato dalla lunghezza di costa che si affaccia appunto sul tale tratto di mare.

Senza la Groenlandia gli Usa hanno una estensione minima di costa specialmente rispetto alla Federazione russa.

Gli attuali otto Stati membri del Consiglio artico sono Canada (che rappresenta i Territori del Nord-Ovest, il Nunavut e lo Yukon), Danimarca (che rappresenta la Groenlandia e le Isole Fær Øer), FinlandiaIslandaNorvegiaRussiaStati Uniti d’America (che rappresentano l’Alaska) e Svezia.

Con un trattato più definito questi equilibri rimangono formalmente pertinenza dei singoli membri attuali, ma con impegni bilaterali probabilmente molto più stringenti rispetto ad eventuali “mire” extra Occidente.

Davos

È l’evento che ha nettamente dominato l’ultima parte del mese di gennaio segnando forse la fine del globalismo ideologico.

Dopo le frenetiche giornate di incontri e di discorsi e al netto delle coreografie più o meno vistose, il risultato reale di quest’anno potrebbe essere il prodromo effettivo di una relativa stabilizzazione e abbassamento dello stato febbrile del mondo per nostra fortuna e grande sollievo.

Il modello finora incombente sul mondo potrebbe essere riconsiderato a tutto beneficio dei popoli e, per quanto ci riguarda, dei traffici marittimi e non solo, anche con la presenza di una nuova Europa più unita nelle diversità dei membri, ma più coesa e quindi con un peso specifico che le possa permettere di essere ammessa al tavolo dei tre grandi come quarto soggetto e non come zavorra.

Politica estera italiana

Importanza di assoluto rilievo per il viaggio del Premier Meloni in Estremo oriente con particolare riferimento alla visita in Giappone, paese che dopo la seconda guerra mondiale è diventato una potenza economica di primo livello, ma ha mantenuto una postura militare e geopolitica estremamente minimalista e che ora sta drasticamente modificando, proponendosi come forse il futuro paese più interessante ed equilibrato dell’Asia e collocandosi come “curatore” locale anche delle politiche degli USA e del blocco occidentale nell’area.

Europa

Sull’Unione Europea per ora rimaniamo alla finestra, pur evidenziando nel totale caos attuale il progressivo spostamento dell’asse di riferimento principale non solo nei rapporti Germania – Francia – Italia, ma anche nella crisi di panico politico in UK e nel comunque sottaciuto spostamento anche della Spagna (vedere l’esito delle elezioni in Aragona).

Per quanto riguarda i traffici marittimi inerenti alla nostra area di massimo interesse, ovvero il Nord Adriatico, segnaliamo nel contesto la conferma dei grandi consorzi a circumnavigare l’Africa ma anche di servire finalmente il West africa con un grande servizio diretto dall’Asia e di continuare a scalare, comunque, con toccate dirette il Nord Adriatico, pur persistendo la permanente situazione critica del Mar Rosso e di Suez. Inoltre, apprezziamo la conferma da parte di MSC di aumentare il peso specifico di Trieste come loro prioritario punto di riferimento dell’area e dell’Adriatico avviandosi così a un 2026 che rappresenterà comunque un periodo di transizione iniziato nel 2025 con lo scioglimento del consorzio 2M. (di.s.)