Accordo Ue-Mercosur: al via l’intesa commerciale provvisoria

Avevamo già trattato dell’accordo UE-Mercosur, argomento che oggi riprendiamo perché dal 1° maggio è entrato in vigore, in via provvisoria, l’accordo commerciale “Interim Trade Agreement (ITA)” tra l’UE e i quattro paesi fondatori del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, che lo hanno notificato[1] (l’ultimo è stato il Paraguay) a fine marzo 2026.

In attesa che sull’accordo, come richiesto dall’Eurocamera[2], si pronunci la Corte di Giustizia Ue, Ursula von der Leyen, tuttavia, ha sfruttato appieno la clausola prevista dallo stesso, secondo la quale è possibile una sua attuazione provvisoria, ottenendo il placet del Parlamento europeo e degli Stati membri.

A questo proposito, ricordiamo che l’accordo è stato oggetto di vivaci contestazioni, soprattutto da parte degli operatori del settore agricolo, in quanto accusato di compromettere la competitività delle imprese europee, la tutela della salute dei consumatori europei, nonché gli obiettivi di sostenibilità auspicati dal legislatore europeo. Quindi, alla luce di tali criticità, il Parlamento europeo ha ritenuto essenziale richiedere un parere consultivo alla Corte di giustizia.

Il cuore dell’intesa, che coinvolge 700 milioni di consumatori, è rappresentato dalla progressiva eliminazione dei dazi doganali, che interesserà oltre il 90% degli scambi tra le due aree. In particolare, circa il 91% delle esportazioni europee verso i Paesi Mercosur sarà gradualmente liberalizzato, mentre l’Unione europea eliminerà fino al 95% dei dazi sui prodotti sudamericani, secondo un calendario di riduzione, articolato su più anni.

Non solo i dazi sono ridotti sulle principali esportazioni, quali automobili, prodotti farmaceutici, vini, bevande alcoliche, olio d’oliva e una varietà consistente di prodotti agroalimentari, ma vengono anche eliminate le barriere non tariffarie e gli ostacoli tecnici agli scambi, con l’inizio dell’applicazione delle norme in materia di valutazione della conformità, di etichettatura e di rispetto delle norme internazionali.

Ricordiamo che l’impatto è particolarmente significativo se si considerano i livelli tariffari precedenti all’intesa. Le esportazioni europee erano infatti gravate da dazi elevati, fino al 35% per settori come automotive, tessile e calzature, tra il 14% e il 20% per macchinari e beni industriali e fino al 27% per numerosi prodotti agroalimentari. La progressiva eliminazione di tali barriere comporterà un risparmio stimato per le imprese europee di circa 4 miliardi di euro l’anno, incidendo direttamente sui margini e sulla capacità competitiva nei mercati sudamericani.

Non meno importanti sono le ambiziose prospettive economiche, che prevedono un aumento del 39% delle esportazioni annuali dell’UE verso il Mercosur entro il 2040, fino a raggiungere circa 50 miliardi di euro, una crescita significativa del PIL europeo ed un impatto positivo sull’occupazione.

Fonte: Commissione Europea

La Commissione ha anche ricordato che “verranno aperti i mercati degli appalti pubblici, facendo sì che le imprese dell’Ue possano presentare offerte a livello federale e statale a parità di condizioni con i concorrenti locali”.

Allo stesso tempo, si aprono nuove opportunità per gli esportatori di servizi nei settori della finanza, dell’informatica e dei trasporti, grazie a procedure più trasparenti e a una maggiore mobilità dei lavoratori qualificati.

Un’attenzione particolare è riservata alle piccole e medie imprese, che spesso incontrano maggiori difficoltà nell’accesso ai mercati internazionali. L’accordo introduce strumenti concreti per facilitarne l’internazionalizzazione, tra cui portali informativi pubblici e gratuiti contenenti tutte le indicazioni pratiche per esportare, nonché la nomina di coordinatori dedicati a garantire che le esigenze delle PMI siano adeguatamente considerate.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la tutela delle Indicazioni Geografiche (IG)[3] dell’Ue, che si inserisce in questo quadro come strumento di protezione giuridica dei prodotti europei. In concreto, circa 350 Indicazioni Geografiche europee, con l’entrata in vigore dell’intesa, otterranno tutela giuridica nel Mercosur, impedendone l’imitazione abusiva in un mercato di consumo in crescita.

Nei fatti, però, sebbene l’accordo preveda il riconoscimento e la protezione di numerose denominazioni, l’effettività di tale tutela è strettamente collegata ai meccanismi di attuazione e ai periodi transitori concessi per l’eliminazione delle pratiche di uso improprio.

Da questo ne deriva che, anche nel settore agroalimentare, il vantaggio competitivo derivante dall’accordo non è automatico, ma richiede una gestione integrata di origine, conformità tecnica e standard sanitari, in un contesto in cui i controlli e la cooperazione tra autorità assumono un ruolo determinante.

Ed è proprio a tal fine che, per garantire un’efficace attuazione, è stato istituito un quadro che prevede la partecipazione attiva della società civile, inclusi organizzazioni imprenditoriali, sindacati, gruppi ambientalisti etc. Verrà così creato un Consiglio per il commercio con il compito di vigilare sugli obiettivi dell’accordo, affiancato da un Forum dedicato per discutere pubblicamente dei progressi compiuti.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, nel corso della recente videoconferenza con i leader sudamericani, che ha celebrato l’evento, hanno ribadito l’importanza strategica di un’intesa che punta a rafforzare la competitività dell’Europa nel mondo.

Funzionerà? E a quale prezzo?

Mentre la Commissione non ha mai avuto dubbi sui benefici dell’intesa, non tutti però la pensano così, reputando l’accordo ambivalente. Infatti, da un lato, esso promette benefici economici significativi, con il consolidamento della propria presenza oltre Atlantico, per l’industria europea e l’agroalimentare.

Dall’altro lato, però, come già detto, così come è stata concepita l’intesa desta un’inquietudine diffusa, soprattutto nel mondo agricolo europeo; essa viene percepita come una minaccia diretta alla sopravvivenza di migliaia di piccole e medie aziende, a causa di costi inferiori e standard ambientali e sociali, spesso meno stringenti e di volumi significativi di alimenti immessi sul mercato europeo.

Per rispondere a questa inquietudine la Commissione europea ha fissato una serie di clausole di salvaguardia che gli Stati membri possono far valere qualora l’apertura dei mercati generi turbative eccessive.

Non sorprende, quindi, che siano in molti a denunciare il rischio di una concorrenza “ingiusta”, fondata su normative meno stringenti, su standard meno rigorosi e sul mancato rispetto di parametri ambientali comparabili a quelli europei.

Dunque, questi sono gli aspetti che fanno e faranno discutere nel prossimo futuro; resta però il fatto che l’accordo EU-Mercosur rappresenta uno snodo cruciale nelle relazioni economiche tra le due aree dell’intesa e si inserisce in una strategia di rafforzamento degli scambi internazionali, con ricadute economiche rilevanti, attese nel medio-lungo periodo.

Nonostante ciò, esso pone una sfida chiara che va oltre il mero scambio di merci: ovvero, siamo di fronte a due progetti di integrazione regionale che si incontrano, portando con sé sistemi di valori, livelli di sviluppo, sensibilità sociali e ambientali differenti.

Sarà solo la capacità delle istituzioni europee, dei governi nazionali e delle stesse organizzazioni agricole e sociali di vigilare, intervenire, proporre correttivi, a determinare il successo e la fattibilità concreta di questo accordo.

Nel terminare questo articolo, non possiamo non segnalare l’analisi dettagliata di Vatican News su “Mercosur, lo sguardo di Asia e Usa su un accordo che cambierà mercati e geopolitica[4].

Nel testo è evidente un importante elemento di politica internazionale insito nell’accordo; in concreto, si osserva come il processo di integrazione tra UE e America Latina avviato dall’accordo “dal punto di vista europeo è assolutamente positivo ma non bisogna dimenticare che ciò va a detrimento degli interessi di altri, come Usa e Cina”.

Sulle possibili ricadute economiche e politiche su Stati Uniti, “che hanno da sempre considerato l’America Latina come il proprio giardino di casa” e su Paesi come la Cina, che “si prepara ad essere più concorrenziale”, lasciamo ai lettori le dovute riflessioni. (m.d.f.)

 

Dati riferiti a dicembre 2024–Fonte: UN Comtrade Database

 

 

Fonte: World Integrated Trade Solution

 

 

[1] Notifica ai sensi dell’art. 23, parr. 1 e 2, dell’iTA e dell’art. 3 della decisione (UE) 2026/183

[2] Il 21 gennaio scorso, il Parlamento europeo ha approvato una mozione per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Unione Europea per un controllo di legittimità.

[3] Le Indicazioni Geografiche (IG) dell’Unione Europea sono diritti di proprietà intellettuale che tutelano i prodotti le cui qualità e caratteristiche sono legate in modo indissolubile al territorio di origine.

[4] https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-01/mercosur-america-latina-luiss-marchetti-usa-asia.html