Continuano le interruzioni che interessano la rotta del Mar Rosso, con volumi di transito a Suez in calo di circa il 60% rispetto ai livelli precedenti a dicembre 2023 in seguito alla crisi del Mar Rosso e agli attacchi Houti. Si stima che più di 40.000 navi abbiano utilizzato una rotta alternativa dall’inizio delle interruzioni, il che significa una perdita effettiva di circa USD 15 mld per l’Egitto fino ad ora. I cali registrati per le navi cargo e petroliere sono stati simili in termini relativi.
A questo si è sommata la crisi dei prezzi petroliferi dovuta al blocco dello Stretto di Hormuz.
I prezzi del petrolio sono passati in sei mesi da USD 57 a USD 97 al barile per il WTI crude e da USD 60 a USD 105 al barile per il Brent.
Che impatto hanno avuto sui paesi costieri dell’Africa centrale i recenti movimenti di prezzo del petrolio e le nuove rotte commerciali?
Prendiamo come esempio un campione ristretto di paesi del Golfo di Guinea, analizziamone brevemente le caratteristiche macroeconomiche, l’impatto sull’inflazione, e sul posizionamento strategico futuro possibile.
- Ghana
- Togo
- Benin
- Costa d’avorio
- Nigeria
- Angola
Il Golfo di Guinea è un importante snodo globale per il petrolio greggio “light sweet” cioè di alta qualità e facile da raffinare, con una produzione di circa 5,4 milioni di barili al giorno. I principali paesi produttori esportano ingenti quantità di greggio verso Stati Uniti, Europa e Asia. Poiché la regione non dispone per il momento di infrastrutture di raffinazione sufficienti, la maggior parte delle nazioni deve importare prodotti petroliferi raffinati per il consumo interno. Verosimilmente l’ambizione di sviluppo dei paesi dovrà includere investimenti per aumentare la raffinazione on shore del petrolio estratto e trattenere il margine ricavato.
Principali esportatori
I paesi esportatori netti di petrolio della zona, come Nigeria e Angola, stanno traendo un vantaggio significativo, soprattutto in termini di bilancia dei pagamenti, mentre i paesi importatori netti subiscono un peggioramento dei loro saldi delle partite correnti.
- Nigeria: il più grande produttore di petrolio dell’Africa, dipende fortemente dalle esportazioni di greggio per finanziare il suo bilancio nazionale.
- Angola: il secondo produttore, sta espandendo attivamente l’esplorazione in acque profonde con i principali operatori internazionali che tornano nelle sue acque.
- Guinea Equatoriale: membro dell’OPEC e grande esportatore di gas naturale liquefatto (GNL) e greggio, sebbene importanti attori come Exxon Mobil abbiano iniziato ad uscire per concentrarsi su nuovi progetti globali.
- Repubblica del Congo e Gabon: entrambi sono membri chiave dell’OPEC e dipendono da esportazioni di greggio costanti e su larga scala verso i mercati globali.
La regione è molto apprezzata dalle principali compagnie energetiche internazionali (Chevron, Total Energies, Shell ed Eni) grazie al suo greggio di alta qualità e alle opportunità di esplorazione offshore in acque profonde. Sono state di recente perfezionate acquisizioni di nuove aree da esplorare dal Senegal all’Angola: circa l’11% dei nuovi giacimenti scoperti nel mondo dal 2020, equivalenti a 8.7 miliardi di barili di petrolio complessivi, si trovano attorno al Golfo di Guinea (fonte S&P Global Commodity Insights). La crescita nella produzione di petrolio di scisto negli USA sta rallentando, le compagnie petrolifere quindi si spingono su zone geologicamente ancora poco esplorate. Total Energies si è affermata come l’operatore internazionale più attivo, finalizzando nuovi contratti di produzione condivisa in Nigeria, Repubblica del Congo e Liberia nel 2024. Shell è tornata in Angola dopo 20 anni di assenza, acquisendo partecipazioni in due blocchi offshore non ancora sviluppati. Chevron è entrata nel bacino MSGBC, che si estende tra Mauritania, Senegal, Gambia, Guinea-Bissau e Guinea, assicurandosi due blocchi al largo delle coste della Guinea-Bissau.
Le riforme normative in alcune parti della regione hanno contribuito a rilanciare l’interesse degli investitori. In Angola, un decreto presidenziale adottato alla fine del 2024 ha introdotto adeguamenti fiscali. Il Paese si è inoltre ritirato dall’OPEC per liberarsi dal sistema delle quote di produzione. La Nigeria ha approvato nuovi incentivi fiscali per il settore petrolifero e del gas al fine di attrarre un maggior numero di grandi compagnie offshore e ha lanciato un bando di gara nel dicembre 2025 e sta finalizzando un piano per la costruzione di nuove raffinerie.
Nonostante queste interessanti prospettive, i vincoli tecnici rimangono significativi: la perforazione in acque ultra-profonde, la complessità geologica e i costi delle infrastrutture continuano a pesare sulla redditività dell’estrazione.
Principali importatori
Un punto debole è la mancanza di raffinerie di petrolio nazionali adeguate e funzionanti: nonostante l’estrazione giornaliera di milioni di barili di greggio, la regione dipende fortemente dall’importazione di prodotti petroliferi raffinati (come benzina e diesel) per soddisfare il fabbisogno energetico interno.
- Guinea: opera quasi esclusivamente come importatore di carburanti raffinati, affidandosi in larga misura a enti nazionali come SONAP per gestire la distribuzione a valle dei prodotti petroliferi importati.
- Costa d’Avorio e Ghana: pur avendo entrambi una certa capacità di raffinazione locale, importano costantemente prodotti raffinati per sopperire alle carenze interne.
Ghana e Costa d’Avorio condividono il prolifico bacino di Tano, ma si trovano in fasi diverse del loro percorso di sfruttamento petrolifero. Mentre il Ghana è un produttore offshore maturo in transizione verso un maggiore controllo statale, la Costa d’Avorio sta emergendo come una potenza energetica regionale a seguito di nuove e ingenti scoperte di idrocarburi.
Il Ghana è stato un pilastro dell’industria petrolifera dell’Africa occidentale sin dall’inizio della produzione nel giacimento di Jubilee nel 2010. Tuttavia, il paese sta attualmente bilanciando il naturale declino della produzione con sforzi strategici per garantire maggiori benefici nazionali a lungo termine. Produce circa da 126.000 a 189.000 barili al giorno nei suoi principali asset offshore, tra cui i giacimenti di Jubilee, TEN e Sankofa. Le licenze di produzione (come i punti West Cape 3 e Deep Water Tano) verranno probabilmente estese fino al 2040. Nell’ambito di questa spinta, la Ghana National Petroleum Corporation (GNPC) dovrebbe aumentare la sua partecipazione nei principali giacimenti per catturare più valore a monte e a valle.
La Costa d’Avorio ha recentemente assistito a un aumento significativo delle esplorazioni, che la pone sulla strada per diventare un esportatore netto di petrolio greggio entro il 2030. Il punto di svolta per la Costa d’Avorio è l’enorme giacimento di idrocarburi di Baleine, gestito principalmente da Eni. Dalla sua scoperta nel 2021, il sito ha incrementato significativamente le riserve accertate del paese, portando le recenti scoperte totali a oltre 6 miliardi di barili di petrolio e gas. Oltre alla produzione di materie prime, la Costa d’Avorio è un affermato centro di raffinazione. La Ivorian Refining Company (SIR) lavora il greggio per rifornire sia il mercato interno che i paesi limitrofi senza sbocco sul mare come Mali e Burkina Faso. La comune potenzialità geologica della regione ha portato a una disputa sui confini marittimi. La Costa d’Avorio ha contestato i diritti di esplorazione del Ghana nel bacino conteso di Tano, sostenendo che le attività petrolifere unilaterali del Ghana costituivano un’invasione del suo territorio marittimo. Nel 2017 il Tribunale internazionale per il diritto del mare (ITLOS) si è pronunciato a favore del Ghana. Il confine è stato demarcato, consentendo a entrambe le nazioni di proseguire separatamente le attività di esplorazione e produzione senza sovrapposizioni di rivendicazioni.
Da considerare anche i cambiamenti di rischi e opportunità emergenti dal contesto geopolitico:
- Cambio di sbocchi commerciali: gli Stati Uniti erano la principale destinazione del greggio dell’Africa occidentale, ma l’aumento della produzione interna di shale oil (“petrolio di scisto”) statunitense ha spinto gli stati del Golfo di Guinea a riorientare negli ultimi le proprie esportazioni verso i mercati asiatici (Cina, India e Giappone).
- Investimenti globali: gli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita) stanno investendo sempre più nello sviluppo di porti e oleodotti nelle nazioni africane per garantire una reciproca influenza geopolitica ed economica.
- Sicurezza: l’ingente trasporto di greggio e la mancanza di infrastrutture di raffinazione interne creano forti incentivi per il commercio illegale; la regione, infatti, ha da sempre combattuto alti tassi di pirateria e furto di petrolio, che hanno spinto a interventi navali internazionali coordinati.
- Situazione economica molto rischiosa e ad alta variabilità: in Ghana l’inflazione è finalmente in discesa, dal 50% annuo del 2022 al 5% del 2026, ma i tassi di interesse restano prudenzialmente elevati al 14% nel 2026 in discesa dal 30% del 2023. (g.b.)
Appendice (Worldbank.org) Principali indicatori economici dei paesi del West Africa
Fonti:
https://container-news.com/suez-canal-traffic-still-60-below-pre-attack-levels-100-days-on/
https://www.imf.org/en/countries/gha
IMF, Technical Assistance Report April 2026
https://www.iea.org/reports/oil-market-report-march-2026
JPM, Africa Edge report
CNBC.com
https://worldpopulationreview.com/country-rankings/oil-reserves-by-country
https://gosco.com.gh/history-oil-gas-ghana/
https://www.africanlawbusiness.com/news/7715-ghana-retains-offshore-oil-fields-following-arbitration-ruling-on-ivory-coast-border/
https://www.eni.com/en-IT/media/press-release/2025/09/eni-completes-sale-30-stake-to-vitol-in-cote-d-ivoire-baleine-project.html
African development group, African economic outlook 2024
https://www.afdb.org/en/countries/west-africa/ghana
https://www.worldbank.org/ext/en/region/afr/western-and-central-africa
https://data.worldbank.org/region/africa
https://ambrey.com/operations/event/the-impact-of-the-war-in-iran-on-the-gulf-of-guinea/
https://www.ecofinagency.com/news/0702-52679-gulf-of-guinea-regains-appeal-as-a-key-exploration-hub-for-oil-majors
https://africa-energy-portal.org
https://www.economie-ivoirienne.ci/en/node/174





