Letture estive – Consigliamo come lettura per le vacanze il libro The Prize: The Epic Quest for Oil, Money, & Power) di Daniel Yergin (pubblicato nel 1991 ma sempre attuale)
The Prize è considerato un testo di riferimento sulla storia dell’industria petrolifera globale. Ha vinto il Premio Pulitzer per la saggistica e racconta come il petrolio si sia trasformato da carburante di nicchia per lampade in linfa vitale della civiltà moderna, guidando economie globali, guerre e geopolitica dalla metà del XIX secolo fino alla Guerra del Golfo. Ne proponiamo di seguito una breve sintesi.
Yergin àncora la sua narrazione attorno a tre temi fondamentali:
- Capitalismo e dinamiche di mercato: la costante tensione tra i picchi di offerta, crolli economici e le paure di penuria. I principali attori creano costantemente cartelli, monopoli e quote per controllare la produzione e stabilizzare i prezzi.
- Geopolitica e strategia militare: il petrolio è diventato la misura del potere nazionale. Ha ridefinito le alleanze globali, dettato la strategia militare in entrambe le guerre mondiali e alimentato l’ascesa e la caduta degli imperi.
- Gli idrocarburi come base della società moderna: la vita urbana, le plastiche, i trasporti, l’agricoltura e la mobilità globale esistono quasi interamente grazie all’energia economica del petrolio.
Le cinque principali ere storiche che vengono delineate sono:
- L’epoca dei “fondatori” (1850–1910)
Nel 1859 Edwin Drake trova il petrolio a Titusville, in Pennsylvania, dando il via alla moderna corsa al petrolio.
John D. Rockefeller consolida la raffinazione e la logistica, creando la Standard Oil, un monopolio dominante che controlla il 90% del petrolio statunitense fino a quando, nel 1911, la Corte Suprema degli Stati Uniti ne ordina lo smembramento in 34 società indipendenti (tra cui le società da cui si sono originate Exxon, Mobil e Chevron).
Winston Churchill converte la Royal Navy britannica dal carbone al petrolio prima della Prima Guerra Mondiale, legando in modo permanente il potere militare alla sicurezza petrolifera.
- Le Guerre Mondiali e il dominio globale (1914–1945)
Prima Guerra Mondiale: i trasporti motorizzati, i carri armati e gli aerei fanno del petrolio una risorsa essenziale. Lord Curzon osserva che gli Alleati “floated to victory on a wave of oil.”
Seconda Guerra Mondiale: l’accesso al petrolio determina l’esito del conflitto. Le forze dell’Asse subiscono gravi carenze; la Germania non riesce a conquistare i giacimenti petroliferi di Baku e il Giappone attacca Pearl Harbor principalmente a causa dell’embargo petrolifero imposto dagli Stati Uniti.
I forti consumi bellici esauriscono le riserve occidentali, spingendo grandi esplorazioni e investimenti in Arabia Saudita, Kuwait e Iraq. Dopo la Seconda Guerra Mondiale avviene uno spostamento definitivo verso il Medio Oriente.
- L’era delle “Sette Sorelle” (1945–1970)
Il cartello aziendale: sette multinazionali petrolifere occidentali (Standard Oil of NJ, Royal Dutch Shell, BP, Texaco, Standard Oil of CA, Mobil, Gulf) controllano la produzione, la raffinazione e i prezzi a livello globale.
Nascita dell’OPEC (1960): frustrati dai tagli dei prezzi imposti dalle Sette Sorelle senza alcuna consultazione, i Paesi produttori di petrolio (Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela) si uniscono a Baghdad per formare l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) al fine di riacquistare la sovranità sulle proprie risorse naturali.
- Gli shock degli anni ’70 e il cambio di potere (1973–1979)
Embargo del 1973: in seguito alla guerra del Yom Kippur, i membri arabi dell’OPEC impongono un embargo petrolifero alle nazioni occidentali che sostengono Israele. I prezzi del petrolio quadruplicano, scatenando un’enorme inflazione, lunghe code ai distributori e recessioni economiche in tutto il mondo.
Rivoluzione iraniana del 1979: la caduta dello Scià e la successiva guerra Iran-Iraq innescano un secondo shock petrolifero. I prezzi del petrolio volano, dimostrando quanto siano vulnerabili i Paesi consumatori occidentali di fronte all’instabilità politica del Medio Oriente.
- L’inondazione del mercato e la Guerra del Golfo (1980–1990)
Il surplus degli anni ’80: i prezzi elevati incoraggiano le trivellazioni al di fuori dell’OPEC (Mare del Nord, Alaska) e il risparmio energetico. L’offerta aumenta a dismisura, causando il crollo dei prezzi nel 1986.
Guerra del Golfo del 1990: Saddam Hussein invade il Kuwait per prendere il controllo delle sue ricche riserve petrolifere e azzerare il proprio debito. Una coalizione guidata dagli Stati Uniti interviene per proteggere i giacimenti sauditi e garantire la stabilità energetica globale.
Nell’excursus storico Yergin dimostra che il petrolio non è mai semplicemente una merce (commodity): è uno strumento di politica estera e di guerra, e di influenza sull’economia globale e sulla stabilità politica, su come funzionano oggi i mercati energetici, il commercio internazionale e le strategie geopolitiche.
Quattro cambiamenti chiave hanno plasmato direttamente il mercato petrolifero contemporaneo:
1) Le dinamiche tra OPEC+ e produttori non-OPEC
2) Tutele istituzionali contro gli shock dell’offerta
3) Finanziarizzazione del petrolio come commodity
4) Accelerazione della transizione verso energie alternative
Yergin documenta come il potere di mercato sia passato dalle compagnie petrolifere occidentali ai giganti statali attraverso l’OPEC negli anni ’60 e ’70. Oggi, questa dinamica continua ad evolversi:
- Creazione dell’OPEC+: Di fronte alla riduzione della propria influenza singola e all’aumento della produzione nordamericana, l’OPEC ha unito le forze con la Russia e altri Paesi non-OPEC (formando l’OPEC+). Essi gestiscono la quota di mercato globale utilizzando esattamente lo stesso sistema di quote di produzione introdotto negli anni ’80.
- La rivoluzione dello shale negli USA: Il frazionamento idraulico (fracking) americano ha spezzato il rigido controllo del mercato da parte degli esportatori medio-orientali. Gli Stati Uniti sono passati dall’essere il più grande importatore di petrolio al mondo a tornare tra i principali produttori, fungendo da fondamentale “contrappeso” alle quote dell’OPEC+.
- I momenti di panico, le lunghe code per la benzina e la devastazione economica dovuti agli shock dell’offerta del 1973 e del 1979 hanno portato direttamente alla creazione di sistemi per attenuare la volatilità del mercato:
- Riserve Petrolifere Strategiche (SPR): i Paesi consumatori hanno creato scorte statali di greggio (come la SPR statunitense) specificamente da impiegare durante conflitti militari o improvvise interruzioni del commercio.
- L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE): fondata nel 1974 in risposta all’embargo petrolifero arabo, monitora i flussi energetici globali e coordina il rilascio delle riserve di emergenza tra i Paesi membri.
- Futures e Benchmark: i prezzi vengono stabiliti in modo trasparente sulle borse finanziarie globali (come NYMEX e ICE) utilizzando greggio di riferimento (benchmark) come il Brent e il West Texas Intermediate (WTI).
- Copertura finanziaria (Hedging): compagnie aeree, industrie manifatturiere e produttori utilizzano attivamente i futures e le opzioni sul petrolio per coprirsi dalla volatilità dei prezzi, trattando il petrolio tanto come un asset finanziario quanto come una merce fisica.
- I prezzi alti del petrolio fungono da cura a sé stessi. Ogni volta che il petrolio diventa troppo costoso o geopoliticamente rischioso, le politiche energetiche cambiano rotta:
- Efficienza ed elettrificazione: gli shock petroliferi degli anni ’70 hanno portato a standard obbligatori di risparmio di carburante e all’adozione del gas naturale. Le tensioni geopolitiche e la volatilità dei prezzi accelerano la transizione verso le rinnovabili, i veicoli elettrici (EV) e l’energia nucleare per evitare la dipendenza da snodi di approvvigionamento instabili.
- Spostamento verso la petrochimica: poiché la domanda di carburante per i trasporti terrestri leggeri raggiunge il picco a causa dell’adozione dei veicoli elettrici, le principali compagnie petrolifere stanno spostando gli investimenti verso le materie prime petrochimiche (plastiche, materiali, fertilizzanti).
Ultimo punto da conoscere: le raffinerie
Le raffinerie di petrolio sono gli impianti di lavorazione ad alta tecnologia che trasformano il greggio estratto dal suolo in carburanti e prodotti utilizzabili, come benzina, diesel, cherosene per aerei, gasolio da riscaldamento, asfalto e materie prime chimiche per le plastiche.
Senza le raffinerie, il greggio estratto direttamente dal terreno è essenzialmente inutilizzabile.
Nel mondo ci sono circa 600-700 raffinerie di petrolio operative. Piuttosto che essere costruite dove il petrolio viene estratto, la maggior parte delle raffinerie sorge vicino a porti, oleodotti e centri abitati, per facilitare l’ingresso del greggio e l’uscita dei carburanti finiti.
La capacità di raffinazione è fortemente concentrata in alcune regioni chiave:
La capacità totale di lavorazione mondiale è di circa 104,8 milioni di barili al giorno in input. La produzione delle raffinerie si misura in Barili al Giorno (bpd – barrels per day), dove 1 barile equivale a 42 galloni statunitensi (159 litri). Per calcolare la produzione effettiva si calcola un tasso medio di utilizzo dell’82-85% delle raffinerie globali, che quindi lavorano circa 86-89 milioni di barili di greggio ogni giorno.
I primi 3 Paesi per raffinazione sono la Cina (capacità di ~18,5 milioni di barili/giorno) e gli Stati Uniti (capacità di ~18,4 milioni di barili/giorno), seguiti dalla Russia (~5,4 milioni di barili/giorno).
Il settore è dominato da imponenti complessi a sito unico che trasformano enormi quantità di greggio in carburanti e prodotti petrochimici:
Come funziona la resa del greggio (Il “Refinery Gain”)
In una raffineria, l’Output in volume è maggiore dell’Input.
Questo fenomeno è chiamato Refinery Gain: durante i processi di cracking molecolare le molecole pesanti del greggio si “rompono “in molecole più leggere. Poiché i prodotti leggeri (come benzina e GPL) hanno una densità inferiore, il loro volume totale espande:
- Distillazione: il greggio viene riscaldato alla base di un’alta torre di distillazione. I vapori leggeri (butano, propano) salgono in cima; i componenti medi (benzina, cherosene, diesel) condensano al centro; i residui pesanti sottovuoto (asfalto, olio combustibile pesante) si depositano sul fondo.
- Guadagno di raffinazione: le moderne raffinerie ad alta complessità non si limitano a separare il greggio, ma eseguono processi di trasformazione chimica (cracking e reforming) per spezzare le molecole pesanti in carburanti più leggeri. Poiché la lavorazione riduce la densità dei liquidi, da un barile di greggio da 42 galloni si ottengono circa 44-45 galloni di prodotti raffinati.
Le raffinerie acquistano greggio e lo “spezzano” (crack) in carburanti raffinati. La differenza di prezzo tra l’acquisto di 3 barili di greggio e la vendita dell’output (2 barili di benzina più 1 barile di diesel) rappresenta il margine di profitto della raffineria (o crack spread).
Appendice
Tabella della Resa di Raffinazione (Yield): Input vs. Output
La tabella seguente mostra la resa tipica media di raffinazione per 1 barile di greggio (dati medi ufficiali dell’agenzia governativa statunitense EIA – U.S. Energy Information Administration):
Fonti ufficiali dei dati
U.S. Energy Information Administration (EIA): Refinery Yield Data Series (Fonte primaria per le percentuali di resa per barile di greggio).
EIA Energy Explained: Refine Crude Oil – Inputs and Outputs Breakdown.
IEA (International Energy Agency): Oil Market Reports (per i fattori di conversione standard dell’industria e la definizione del Refinery Processing Gain). (g.b.)


