Crisi nel Mar Nero e minaccia della sicurezza alimentare globale

“Usando i prodotti alimentari come arma nella sua guerra contro l’Ucraina, la Russia è l’unica responsabile della crisi della sicurezza alimentare globale che ha provocato” erano queste le conclusioni del Consiglio Europeo del 23 giugno 2022.

Oggi, a più di quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, si può ancora sostenere la stessa cosa?

Premesso che l’Ucraina e la Russia sono due importanti produttori ed esportatori di cereali al mondo, rappresentando rispettivamente il 12% e il 17% delle esportazioni mondiali di grano [1] e che, complessivamente, rappresentano un quarto delle esportazioni mondiali di frumento e un quinto di quelle del mais, è fuori dubbio che il conflitto tra Russia e Ucraina abbia avuto un forte impatto sulle materie prime agricole, con l’aumento dei prezzi dei cereali, anche se non è questa la sola causa dell’aggravarsi della crisi alimentare mondiale.

Ricordiamo che tra luglio 2022 e luglio 2023 è rimasto in essere un accordo tra le Nazioni Unite, la Turchia, l’Ucraina e la Russia – Accordi di Istanbul – che consentiva le esportazioni attraverso un corridoio umanitario marittimo sicuro nel Mar Nero (l’iniziativa sui cereali del Mar Nero). Nonostante il ritiro della Russia dall’accordo, il 17 luglio 2023, l’Ucraina era riuscita comunque a tenere la flotta russa lontana dal Mar Nero occidentale, potendo così riprendere gli scambi commerciali attraverso questo corridoio. Oggi, con il blocco del Mar Nero, lo scenario è cambiato.

Esportazioni attraverso l’iniziativa sui cereali del Mar Nero

 

Fonte: ONU – centro comune di coordinamento dell’iniziativa sui cereali del Mar Nero, 18.7.2023

Essenzialmente, le esportazioni ucraine, in particolare di frumento, rivestono un’importanza cruciale per alcuni paesi africani (Algeria, Marocco, Egitto, Nigeria) e asiatici (Bangladesh, Indonesia), che dal 2016 al 2021 hanno ricevuto il 92% del frumento ucraino, esportato proprio attraverso il Mar Nero.

 

Fonte: consiglio internazionale dei cereali, media dei dati 2016-2021

Oggi, mentre l’attenzione del mondo è rivolta al blocco statunitense dei porti iraniani e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, la Russia ha sottoposto l’Ucraina a un proprio blocco nel Mar Nero, mettendo in pericolo il raccolto estivo di grano dell’Ucraina.

In concreto, la Russia sta bombardando sistematicamente i porti dell’Ucraina nel mar Nero e sul fiume Danubio, con l’obiettivo di bloccare le esportazioni di grano e altri cereali. Dal mese di luglio sono stati intensificati i bombardamenti non solo su Odessa e Chornomorsk (nel distretto di Odessa), il principale punto di partenza del frumento sul Mar Nero, colpendo soprattutto i terminal per l’esportazione del grano, ma anche di Izmail, che è il principale porto ucraino sul fiume Danubio; anche in questo caso sono stati bombardati i terminal di esportazione del grano.   

Analogamente, l’Ucraina ha reagito con attacchi ai porti russi del Mar Nero, incluso uno dei più importanti terminal di grano, nel porto di Novorossijsk, che ospita anche la flotta navale russa del Mar Nero, bloccando così quasi tutte le esportazioni di grano russo attraverso il bacino Azov-Mar Nero.   

L’attacco ucraino a Novorossijsk è significativo perché il porto non è soltanto un nodo militare ed energetico; è anche uno dei principali terminal attraverso il quale il grano russo raggiunge Mediterraneo, Medio Oriente, Africa e Asia.

 

Il recente intensificarsi degli attacchi russi con missili e droni contro navi mercantili e infrastrutture portuali, che a luglio è arrivato per alcuni giorni a impedire l’accesso di qualsiasi nave nei porti, ha di fatto bloccato il corridoio marittimo proprio nel pieno del raccolto estivo. Questa situazione fa sì che, milioni di tonnellate di frumento vengano trattenute nei depositi locali, mentre gli acquirenti internazionali sono costretti a cercare forniture alternative in Europa o America, facendo così salire i prezzi.

In concreto, a fronte di questa situazione, si stima (Report Oxford Economics, 2026) che gli attacchi ai porti, ai terminal di carico e alle navi russe e ucraine, così come le interruzioni delle esportazioni di cereali dal Mar Nero e dal Mar d’Azov, possano colpire una capacità di esportazione annuale di 86 milioni di tonnellate di grano, ovvero circa il 17 per cento del commercio mondiale: 52 milioni riconducibili alla Russia e 34 milioni all’Ucraina.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), a luglio i prezzi mondiali delle materie prime alimentari erano superiori dell’1% rispetto a un anno prima, con un aumento previsto per il 2026 inferiore al balzo del 14,2% registrato nel 2022.

È pur vero, però, che l’effetto più forte sui prezzi dei prodotti trasformati potrebbe farsi sentire tra fine anno corrente e inizi 2027 e che lo shock sui prezzi alimentari potrebbe rivelarsi più grave del previsto, poiché il pieno impatto degli attacchi nel Mar Nero deve ancora emergere. [2]

Essenzialmente, non è tanto la mancanza assoluta di raccolto, quanto le difficoltà logistiche nell’esportarlo e le cause ad esse collegate (noli elevati e premi assicurativi esplosi, speculazione finanziaria sui futures etc.) che, in agosto, hanno registrato, dall’inizio dell’anno, al Chicago Board of Trade (Cbot) e all’Euronext di Parigi, una crescita dei prezzi internazionali del grano tenero e duro, rispettivamente del 50 e del 58 per cento.

A questo proposito, Bloomberg riporta che, secondo il ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione ucraino, Taras Vysotsky, dall’inizio di agosto l’Ucraina ha esportato solo 500.000 tonnellate di cereali, pari a circa un quinto della sua potenziale produzione e che l’Ucraina potrebbe perdere l’equivalente dell’1,8% del suo PIL quest’anno e il 2,1% nel 2027.  Ha anche avvertito che le strutture di stoccaggio si stanno riempiendo rapidamente mentre procede la stagione del raccolto, con le navi che evitano i porti principali a causa degli attacchi russi al naviglio mercantile.

A ben vedere, anche Mosca potrebbe subire importanti conseguenze in questo settore: secondo le stime più recenti, pubblicate sempre da Bloomberg, circa il 20% del grano russo per l’esportazione passa proprio dal Mar Nero, con destinazione i mercati di Asia e Africa. Oggi, diverse navi che esportavano frumento russo sono state colpite da droni ucraini, ciò comportando la sospensione a tempo indeterminato delle esportazioni.

 

Questa situazione fa sì che le esportazioni combinate di grano da Russia e Ucraina siano scese a soli 2,5 milioni di tonnellate nel mese di agosto, rispetto ai 6,3 milioni di tonnellate di agosto dell’anno scorso. [3]

Secondo l’UNCTADConferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo – i prezzi globali del grano sono già aumentati a inizio luglio, mentre un ulteriore deterioramento della sicurezza marittima nel Mar Nero potrebbe far aumentare i costi di trasporto, assicurazione, energia e prodotti alimentari, colpendo in primo luogo i Paesi più dipendenti dalle importazioni.

Nei fatti, dal mese di agosto, nel Mar Nero, tra Russia e Ucraina, è in corso la “guerra sul grano”, oltre a quella sui prodotti energetici; gli attacchi si sono sempre più intensificati da parte di entrambi gli schieramenti, colpendo le reciproche infrastrutture vitali per l’export e i traffici marittimi. Un’ escalation, quest’ultima, che ha convinto due importanti compagnie di navigazione, Maersk e Hapag-Lloyd, ad annunciare la sospensione delle operazioni nel porto ucraino di Chornomorsk (nel distretto di Odessa), il principale punto di partenza del frumento sul Mar Nero, preso di mira dai russi.

Questa circostanza ha spinto entrambi i paesi a cercare rotte alternative: Kiev sta negoziando con la Romania, l’Ungheria e la Slovacchia il trasporto terrestre, fluviale (via Danubio) [4] e marittimo (porto di Costanza sul Mar Nero) [5], che però possono compensare, al massimo, circa la metà dei volumi persi, comportando costi aggiuntivi elevati, oltre ai timori di concorrenza dei prodotti ucraini ai danni di quelli del mercato unico europeo.

Dal canto suo, invece, la Russia sta tentando di deviare i carichi facendoli passare dal Baltico o dal Mar Caspio, oltre che dalle rotte terrestri, facendo leva su autotrasporto e ferrovie russe; tentativo quest’ultimo non facilmente realizzabile data la capacità esistente.

E intanto, c’è già chi mette in guardia contro le conseguenze disastrose del protrarsi di questa situazione, che potrebbero ripercuotersi nel mondo [6]. Secondo esperti e organizzazioni internazionali, la sospensione indefinita delle esportazioni pone grandi sfide per le nazioni vulnerabili, importatrici di derrate alimentari (soprattutto in Africa e Medio Oriente), che sarebbero le più gravemente colpite da una probabile crisi alimentare mondiale.

È pur vero che, attribuire tutto alla guerra sarebbe però scorretto; mentre è ragionevole supporre che la crisi innescata dalla guerra si intrecci con quella climatica. La siccità, il fenomeno meteorologico El Niño, l’aumento dei costi di produzione agricola, a partire da fertilizzanti, energia e carburanti, contribuiscono tutti a determinare l’attuale pressione sui prezzi alimentari, esacerbando una situazione di vulnerabilità ed instabilità, lì dove il grano ucraino racconta in piccolo tutte le fragilità delle infrastrutture che tengono insieme l’economia mondiale.

Verosimilmente, vista la situazione di stallo nei negoziati tra Mosca e Kiev, è probabile che l’impatto della crisi continui nel lungo periodo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo e che il blocco delle catene di approvvigionamento possa essere considerato un ulteriore fattore di pressione migratoria a lungo termine.

Per altro verso, però, bisogna ammettere che, oggi, lo scenario è cambiato rispetto agli inizi della guerra e, dunque, con un pizzico di ottimismo, il grano potrebbe tornare a essere più di un semplice bene di esportazione.

A ben vedere, il rincaro del grano, le difficoltà degli importatori, il ridimensionamento simultaneo delle esportazioni russe e ucraine, l’insufficienza di capacità delle rotte alternative e il rischio di un nuovo shock alimentare, stanno ricreando alcune delle condizioni che avevano portato agli “Accordi di Istanbul”, di cui abbiamo scritto sopra.

Allo stesso tempo, anche i grandi importatori potrebbero contribuire ad aumentare la pressione; Egitto, Paesi del Golfo, Stati africani e numerose economie asiatiche hanno un interesse diretto alla stabilizzazione dei flussi, oltre alla Turchia, attore geopolitico oramai attivo in sempre più scenari di crisi.

A questo punto, sull’argomento specifico della “guerra del grano”, si potrebbe riaprire un canale di dialogo fra Mosca e Kiev?

In concreto, per la prima volta dopo molto tempo, Russia e Ucraina hanno nuovamente un interesse almeno parzialmente convergente: impedire che la guerra renda sempre più difficile portare sui mercati internazionali una delle principali fonti di entrate per entrambe le parti, producendo così benefici economici immediatamente misurabili.

Ciò non significa che un nuovo accordo sia imminente, quanto piuttosto che la sicurezza della navigazione nel Mar Nero potrebbe tornare a essere uno dei rarissimi punti di convergenza nei quali gli interessi economici di Russia e Ucraina smettano, almeno in parte, di essere incompatibili; quindi, una mediazione potrebbe risultare più praticabile.

Utopia? Può darsi.

Detto ciò, senza avventurarci in previsioni sul futuro, quando tutto è incerto e in divenire, molto più cautamente cercheremo di monitorare l’evolversi della situazione, tenendo ben chiari i possibili effetti che la “guerra del grano” potrebbe avere sul sistema economico mondiale. (m.d.f.)

Note

[1]Dati Oxford Economics 2026

[2]Secondo Maximo Torero, economista dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il trasferimento dei rincari delle materie prime ai prezzi degli alimenti richiede normalmente da tre a sei mesi.

[3]Kpler Agency – Real-Time Trade Intelligence Tools for Global Markets

[4]Il Danubio che dopo il 2023 era diventato una delle principali valvole di sicurezza dell’Ucraina, oggi sta mostrando i propri limiti, a causa del ridotto il livello del fiume dovuto alla scarsità di precipitazioni.

[5]Mentre la guerra chiude i porti di Ucraina e Russia, Costanza sta emergendo come il nodo più affidabile del Mar Nero sul Middle Corridor — la rotta pronta ad assorbire merci e capitali che il resto della regione non riesce ancora a gestire” – Ports Europe 22 luglio 2026

[6]Si stima che fino a 30 milioni di tonnellate di prodotti agricoli ucraini potrebbero non raggiungere i mercati internazionali e che i prezzi potrebbero aumentare fino al 30% se le interruzioni persisteranno ancora per diversi mesi.