Global Gateway: impatti passati e orientamenti futuri

Avevamo già parlato tempo fa del Global Gateway, in una precedente newsletter, argomento che oggi riprendiamo per fornire un aggiornamento sulla recente discussione tenutasi in ambito europeo.

Ricordiamo che il Global Gateway è una strategia, lanciata nel 2021, che collega l’Europa al mondo, per costruire infrastrutture di alta qualità e partenariati significativi, come contrappeso alla Belt and Road Initiative (BRI) Cinese, che punta a mobilitare fino a 300 miliardi di euro di investimenti, entro il 2027, in infrastrutture sostenibili e connettività globale. Obiettivo, quest’ultimo, già raggiunto in anticipo, che ha portato l’UE a fissare un nuovo traguardo di 400 miliardi di euro entro il 2027, come sottolineato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in occasione del Forum Global Gateway dell’ottobre 2025.[1]

Essenzialmente, la strategia Global Gateway, con una portata geografica globale che copre diversi settori, tra cui clima, energia, digitale, trasporti, istruzione e sanità, è attuata grazie a un approccio “Team Europa”, che prevede il coordinamento tra UE, Stati membri e istituzioni finanziarie europee.

In concreto, il 26 marzo scorso il Parlamento Europeo è stato chiamato a discutere del futuro della strategia UE per promuovere investimenti infrastrutturali sostenibili, a livello globale e adottare una posizione su uno degli strumenti più ambiziosi dell’Unione Europea, per rafforzare la propria presenza nei Paesi del sud globale attraverso investimenti infrastrutturali, energetici e digitali.

È da notare che una delle caratteristiche distintive del nuovo Global Gateway è il suo sforzo di andare oltre il tradizionale finanziamento allo sviluppo da parte delle istituzioni finanziarie per lo sviluppo (DFI) e delle banche pubbliche di sviluppo, come la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che fungono da veicoli centrali per gli investimenti esterni. Sebbene questi attori rimangano centrali nell’approccio dell’UE, la strategia cerca anche di coinvolgere più direttamente il settore privato europeo, attraverso la promozione del commercio e degli investimenti.

Allo stesso tempo, una caratteristica centrale è il Global Gateway Investment Hub, lanciato lo scorso ottobre dalla Commissione Europea; una nuova piattaforma pensata per facilitare il coinvolgimento delle imprese europee nei progetti di investimento promossi dall’Unione nei Paesi partner, trasformando così le proposte di investimento del settore privato in progetti concreti e riducendo, al contempo, la distanza tra il settore privato e i meccanismi di finanziamento europei, spesso percepiti come complessi o frammentati.

A questo proposito, è utile considerare che il rafforzamento del coinvolgimento del settore privato apre nuove opportunità anche per il sistema imprenditoriale italiano, in particolare nei comparti in cui l’Italia vanta una consolidata presenza internazionale, come trasporti, infrastrutture energetiche, ingegneria, tecnologie digitali e servizi per la transizione ecologica.[2]

Ciò detto, con la riunione del marzo scorso, quattro anni dopo l’avvio della strategia europea, il Parlamento europeo ha deciso di esaminare più da vicino lo stato attuale dell’implementazione dell’iniziativa, valutandone l’impatto sullo sviluppo e le dimensioni economiche e geostrategiche.

A ben vedere, pur riconoscendo l’importanza del programma europeo, con il successo della mobilizzazione dei fondi in diverse aree geografiche (v. sotto), e che l’iniziativa ha compiuto progressi tangibili, tra cui oltre 270 progetti faro per i quali sono stati mobilitati ca. 306 miliardi di EUR, tuttavia “i progetti Global Gateway sul campo e le esperienze delle parti interessate per quanto concerne le strutture e le procedure del Global Gateway, evidenziano sfide importanti in materia di governance, trasparenza e responsabilità”, come riportato nella Relazione del Parlamento Europeo – Commissione degli Affari Esteri e Commissione per lo Sviluppo – del 5 marzo scorso.[3]

E a questo proposito, non sono poche le criticità che emergono, mettendo in discussione non solo l’efficacia, ma anche la natura stessa di questa strategia.

In concreto, il Parlamento osserva che l’approccio centralizzato della Commissione alla selezione dei progetti e i criteri poco chiari per i progetti del programma si traducono in una scarsa titolarità da parte dei paesi terzi.

In questo quadro, uno degli aspetti più emblematici, denunciato da tempo, è quello relativo al coinvolgimento limitato e poco incisivo della società civile che appare sempre più relegata a un ruolo secondario, quando non simbolico.

Se è vero, poi, che i meccanismi di consultazione esistono, raramente però incidono sulle decisioni strategiche, dalla selezione dei progetti alla loro implementazione. Le comunità locali, che dovrebbero essere al centro degli interventi, restano spesso ai margini dei processi decisionali, subendo le scelte dei governi e delle grandi imprese multinazionali coinvolte negli investimenti.

Analogamente, una dinamica simile si osserva anche nel Piano Mattei, dove il dialogo con la società civile – sia italiana che dei Paesi partner – appare ancora poco strutturato.

Ecco quindi che, a questo proposito, il Parlamento propone una strategia basata sulla domanda e sulle esigenze dei partner, su investimenti più flessibili e su un maggiore coinvolgimento del settore privato, al fine di poter garantire che il Global Gateway risponda meglio alle reali priorità dei paesi partner e invita inoltre la Commissione a fornire maggiori dettagli sui progetti e sul loro finanziamento, a monitorare la distribuzione e l’impatto degli interventi della strategia nei paesi partner e, infine,  a comunicare meglio la loro attuazione.

Accanto a questo tema, emerge quello della Governance. Garantire un meccanismo di coordinamento efficace, accessibile al settore privato europeo, basato nel contempo su una forte titolarità locale nei paesi partner dell’UE, sarà essenziale ma impegnativo. Ciò significa che sarà necessario istituire un adeguato meccanismo di governance trasparente per il Global Gateway, che fornisca orientamenti strategici e responsabilità agli Stati membri dell’UE (attraverso il Consiglio dell’UE) e al Parlamento europeo, pur rimanendo flessibile e adattabile alle opportunità di investimento in un contesto internazionale in rapida evoluzione.

Nello specifico, quindi, il Parlamento raccomanda di rivederne la struttura e chiede:

  • un maggiore coinvolgimento nella governance, rafforzando al contempo la partecipazione del comitato Global Gateway, rendendolo l’organo operativo centrale per l’attuazione della strategia;
  • una maggiore consultazione e partecipazione della piattaforma consultiva[4] della società civile e degli enti locali;
  • consultazioni più frequenti con il gruppo consultivo imprenditoriale.

Ma la questione più spinosa riguarda l’impatto sullo sviluppo, dove la sostenibilità, sia ambientale, sociale che economica, sembra essere più un elemento retorico che un criterio operativo vincolante. Nei fatti, l’enfasi sugli investimenti e sul coinvolgimento del settore privato solleva interrogativi sulla reale capacità di questa strategia di contribuire alla riduzione delle disuguaglianze. Certamente, in assenza di adeguati meccanismi di misurazione dell’impatto su questi fronti, sembrano prevalere interventi che rafforzano modelli economici estrattivi, aumentano l’indebitamento dei Paesi partner o generano benefici concentrati su pochi attori.

E qui ritorna l’analogia tra il Global Gateway e il Piano Mattei; ambedue i programmi dichiarano di voler promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo, ma senza fissare regole stringenti.

Quindi, il Parlamento esorta tutte le istituzioni finanziarie coinvolte nell’attuazione della strategia a continuare ad applicare i più elevati standard di trasparenza e responsabilità nei propri progetti, dimostrando al contempo l’impatto sullo sviluppo dei propri investimenti ed evitando pratiche che accrescano le vulnerabilità del debito nei paesi partner, allineando così i propri finanziamenti a risultati di sviluppo equi e vantaggiosi a livello locale.

Un’ultima considerazione riguarda la preoccupazione espressa dal Parlamento per il coinvolgimento di aziende cinesi in progetti Global Gateway, che ha richiesto un’indagine approfondita, poiché ciò contrasta con l’obiettivo della strategia di offrire un’alternativa alla Belt and Road Initiative cinese.

Guardando quindi al futuro, in un momento in cui la UE discute la programmazione del prossimo settennato, ovvero il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, le discussioni affrontate dal Parlamento Europeo hanno prodotto una forte spinta istituzionale a correggere le modalità di attuazione della strategia, per garantirne la sostenibilità e la coerenza con i valori europei.

In buona sostanza, il Global Gateway conserverà il suo potenziale geopolitico significativo a condizione che siano intraprese, quanto prima, riforme approfondite. Solo allora l’UE si avvicinerà al suo obiettivo di diventare un partner strategico forte in grado di offrire un’alternativa a iniziative concorrenti, come quella cinese della “Nuova via della seta”, promuovendo innanzitutto gli obiettivi di sviluppo sostenibile e rafforzando la visione dell’UE di un ordine internazionale equo e basato su regole.

Nota. Vedi link alla strategia completa[5], raccolta in un unico documento, che illustra cos’è, dove si sta realizzando, come viene finanziata e, nel dettaglio, come le aziende possono aderire.

[1] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ac_25_2346

[2] Per approfondimenti vedi:

https://www.esteri.it/it/politica-estera-e-cooperazione-allo-sviluppo/politica_europea/dimensione-esterna/global-gateway-e-global-gateway-investment-hub/

[3] Relazione Parlamento Europeo – A10-0045/2026 del 5.3.2026

[4] https://international-partnerships.ec.europa.eu/policies/global-gateway/governance/global-gateway-civil-society-and-local-authorities-advisory-platform_en

[5] https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/a0d2cd8c-1cf9-11f1-8c3a-01aa75ed71a1