Fin dall’inizio della pubblicazione della nostra Newsletter, ovvero esattamente cinque anni fa, abbiamo sempre perseguito lo scopo, assieme ovviamente a quello primario relativo ai traffici e alla logistica, di esplicitare al lettore le maggiori criticità del pianeta e dell’umanità (energia e ambiente, bomba demografica africana e predominio della finanza sull’ economia) senza però mai essere pienamente convinti di quale di questi aspetti fosse quello prioritario che condizionava gli altri.
Abbagliati dalle sirene del green deal e nella convinzione che i decisori fossero ponderati nelle decisioni e non guidati da cieco e ottuso e spesso deviato idealismo.
Tutto sbagliato, ci pare.
La presente crisi europea, ma soprattutto la prossima, che rischia di far cadere l’Europa in un lungo periodo di carestia energetica, madre di tutte le altre potenziali disgrazie ci ha però convinti del contrario, ovvero che le decisioni devono essere, particolarmente di questi tempi di mutazioni storiche, pragmatiche e non ideologiche e che i decisori ancora in parte attivi nelle stanze dei bottoni non si siano finora dimostrati adeguati.
Come già ripetutamente intuito, e in maniera sempre più convinta, ribadiamo ora che la richiesta di energia primaria del mondo crescerà in quantità maggiore di quanto anche previsto dai più affidabili modelli long-term.
Un contributo fondamentale a questa crescita è determinato dalla confermata prevalenza degli interessi – ma anche delle necessità – economici su quelli ambientali, per cui il PIL mondiale supererà di molto i 200 K miliardi di USD già entro il 2050 e la composizione delle fonti energetiche che deve soddisfare sempre e in via prioritaria la domanda non potrà inevitabilmente che basarsi ancora sui fossili anche se, in questo ambito, con progressiva maggiore prevalenza del gas, considerato che la spinta verso fonti alternative ed ecologiche incluso il nucleare viaggia già a tavoletta e quindi non è migliorabile e che la fusione nucleare è ancora lontana nel tempo.
La dimostrazione plastica di questo forecast è data dalla strategia evidente delle due grandi potenze consumatrici di energia interfacciate, USA e Cina, che mirano decisamente ad accaparrarsi tutte le possibili riserve non già controllate dalla Federazione Russa “che sembra sorridere sotto i baffi” e aspetta pazientemente gli altri due giganti al tavolo da poker dei grandi e alla resa dei conti per il secondo giro di poker e relativi rilanci. Il quarto giocatore dovrebbe essere l’Unione europea ma sta giocando con le fiches prestate da altri…per ora. Per l’Europa, a nostro modesto avviso, si potrebbe far ricorso ai fondi strombazzati per la “difesa” (da chi??) che possono essere utilizzati anche per le infrastrutture strategiche per pianificare quanto prima il ripristino del gasdotto North stream 1 e 2. Non è una violazione delle sanzioni in essere, in quanto non si parla di aprire ancora queste vie, ma di “predisporne la prontezza” appena possibile, ma nel merito lasciamo al lettore piena libertà di pensiero.
Infine, caliamo l’asso finale del nostro ragionamento.
L’intelligenza artificiale, considerata la panacea – o da qualcuno la maledizione del mondo – contribuirà al consumo energetico addirittura per un 10/20 % entro il 2050 (ma qualche fonte dice molto di più) considerato che dato il prossimo assetto geopolitica del mondo ci saranno almeno tre se non più “AI” in concorrenza fra di loro e alla caccia spietata di dati e quindi questo elemento è soggetto a troppe variabili.
L’ironia è che questo consumo spropositato di questo nostro nuovo compagno di viaggio è destinato con grande prevalenza all’utilizzo militare, poi ad aumentare il consumismo e solamente dopo a beneficio degli altri settori virtuosi (ricerca, scienza, socialità etc)
Ora, il combinato disposto di richiesta di energia primaria che in questo modello potrebbe addirittura raggiungere i 1000 quadrilioni di BTU contro l’attuale previsione di quasi 700 , e relative emissioni CO2 comporta un conflitto fra i due fattori espressi nel titolo.
Per la cronaca l’emissione pro-capite mondiale attuale corrisponde a circa 4,5/4,6 unità ktCO2/year e al meglio di questo scenario, non considerando l’impatto dell’AI, avevamo stimato una discesa a 3,7 unità pro-capite in presenza però di una popolazione ovviamente accresciuta nel 2050, periodo dal quale dovrebbe o meglio potrebbe iniziare un ciclo naturale di raffreddamento e inversione di tendenza della bomba demografica.
Appare quindi ancora più discutibile la forsennata corsa nel nostro campo marittimo al turn over anticipato del naviglio commerciale per seguire la “rivoluzione” energetica dato l’impatto modestissimo che esso ha sulla produzione globale di CO2 (meno del 2% attualmente) e le enormi incertezze non tanto sui volumi dei grandi flussi ma sulle vie alternative allo studio o in avviamento per compensare le situazioni geopolitiche che si vanno configurando specialmente nel Mar Rosso e nel Golfo persico.
Sarebbe forse più corretto esaminare pragmaticamente quanto prima i modelli di sviluppo che ci vengono imposti per trovarne di più razionali non tanto nelle tematiche quanto nelle tempistiche e nelle priorità ineludibili. (di.s.)
Foto di copertina di Gerd Altmann da Pixabay