Un flash sulla geopolitica di metà settembre 2026

Dopo oltre un mese e mezzo riprendiamo con un commento, occasionalmente più lungo del solito, il discorso dal precedente “flash” di fine luglio (suggeriamo ai lettori di riprendere sempre il contenuto del numero precedente per verificarne la continuità di report) e prima che avvenga il fondamentale incontro Trump-Xi Jinping a Washington del 24 settembre prossimo (che forse sarà seguito da un incontro trilaterale (Trump-Xi-Putin) a margine – si fa per dire- del prossimo meeting APEC del 18-19 novembre a Shenzhen. Prodromi per una Yalta 2.0 ? Forse, anche se il contesto è profondamente diverso.

Inoltre ricordiamo che il giorno 20/9 si concludono le votazioni in Russia per il rinnovo della Duma che potrebbero ridisegnare l’assetto del Parlamento della Federazione.

Successivamente sono previste le enigmatiche, per ora, elezioni in Israele il 27 ottobre e le Mid-terms in USA del 4 novembre che potrebbero far rimodulare (non modificare) la politica estera USA per il prossimo biennio.

Intanto si sono svolte le elezioni in Sassonia-Anhault il 6 settembre, con una clamorosa, ma non certo inaspettata vittoria di AfD, elezioni alle quali seguono a ruota quelle nella città-stato di Berlino e nel land Meclemburgo-Pomerania anteriore, entrambe il 20/9.

Inoltre, da rimarcare il diciottesimo summit BRICS svoltosi a New Delhi il 12-13 settembre con le fondamentali “chiacchierate” fra i Presidenti Modi, Putin e Xi Jinping e anche il Presidente iraniano Pezeshkian che certamente avranno anche spaziato sulla situazione del conflitto in essere.

Assente (per opportunità diplomatica?) l’Arabia Saudita full member del BRICS e la Turchia che di esso dovrebbe essere già “partner country” dal 2024 e che sta giocando un ambizioso e interessantissimo ruolo nello scacchiere di area e non solo, entrambe firmatarie del recentissimo “Mecca agreement” (vedi sotto).

Per inciso, il 4 ottobre ci saranno le elezioni presidenziali in Brasile (che ha partecipato al meeting con il Ministro degli esteri e non con l’attuale Presidente Lula) e ricordiamo che la “B” dell’acronimo BRICS significa appunto Brasile.

Nel periodo trascorso, il fatto assolutamente più importante è comunque la sottoscrizione del “Mecca Joint Defence Agreement” (7 agosto 2026) fra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan (con l’Iran che potrebbe (non subito ma un po’ più avanti) non essere sgradito nella compagine, l’Egitto che sta considerandone l’adesione e la “nuova” enigmatica Syria ancora non completamente decifrabile ma già collocabile), accordo  che è un’evoluzione ed estensione di membri e soprattutto di scopi del già esistente “Strategic Mutual Defence Agreement” fra Arabia Saudita e Pakistan, che continua comunque a essere attivo. Come pure l’accordo di scopo BRICS, pure se attivi in campi con scopi e finalità totalmente differenti fra di loro; anche questo accordo apparentemente molto asimmetrico e probabilmente a geometria variabile avviene con partner molto dissimili fra loro: (Turchia: membro storico e inamovibile della NATO, Arabia Saudita: potenza finanziaria ed energetica (orbita USA), Pakistan: deterrente nucleare (orbita Cina). Quindi su questo argomento chiave diciamo: reverting.

Ricordiamo che specialmente il Pakistan (con la sottostante Cina a orientare la linea di azione) è stato molto attivo recentemente nei contatti fra Iran e USA per cercare di arrivare ad un accordo che chiuda o perlomeno congeli la situazione di conflitto e il nodale problema di Hormuz e di Bab el Mandeb, entrambi vitali, il primo per l’energia ed anche i fertilizzanti ed il secondo per i commerci marittimi intercontinentali, per l’economia globale e inoltre, il secondo, soprattutto per quella europea.

Il MJDA, quindi, potrebbe essere risolutivo per una stabilizzazione dei traffici marittimi complessivi, ma soprattutto per quelli direttamente coinvolti nel transito nelle aree di conflitto.

Inoltre, cominciano a diventare evidenti le difficolta dei paesi manifatturieri specialmente asiatici che dipendono totalmente o quasi dal petrolio del Medio Oriente; recente l’intervento degli USA per sostenere lo yen giapponese e la vendita da parte della Cina di una parte delle sue, comunque cospicue, riserve petrolifere strategiche per calmierare il prezzo del prodotto.

Tutto questo non intacca comunque il vorticoso incremento dell’export dal Far East (leggi Cina) verso il resto del mondo cresciuto del 9,1% nel 2026 rispetto al 2025 e soprattutto quello Intra-Asia (+8,7%) dove la Cina sta stabilizzando il suo mercato di prossimità per equilibrare eventuali, anche se improbabili, scossoni sui trades Overseas verso America ed Europa (fonte: Dynamar).

Bulimia di consumismo del mercato occidentale per non vedere la potenziale situazione drammatica all’orizzonte vicinissimo? Può essere.

Senza contare l’apparentemente incoerente, ma costante, livello delle borse mondiali ai massimi di sempre, con i titoli e non solo quelli tecnologici a livelli stratosferici. Che botto quando avverrà!

L’Europa è in ferie prolungate con tanto di escursioni e fuochi artificiali in attesa di un possibile temuto botto energetico ed economico e forse anche politico, nella speranza crescente sempre più dei popoli europei di potersi liberare quanto prima dalla trappola ucraina che la sta uccidendo.

Ma per ora l’orchestra sta ancora suonando, anche se la nave rischia l’affondamento: infatti l’import marittimo container e quindi il mercato interno europeo va evidentemente a gonfie vele con un incremento di 7,9% nel 2026 rispetto al 2025 (fonte: Dynamar).

Auguri Europa!   

Dopo il petardo di Ceuta ecco il secondo ovvero il “D-Day” economico dichiarato il 24 agosto dagli USA contro l’Iran, ma soprattutto contro i paesi che continueranno ad avere o continuare ad avere rapporti economici con quel paese. Diktat che sarà seguito disciplinatamente, almeno in superficie, dai paesi europei e solo cosmeticamente sia dalla Cina che dall’India. Sarà interessante vedere come si comporterà il Giappone e anche la Corea del Sud.

Inoltre, e questi non sono assolutamente petardi, la visita lampo del 25/8 (8 ore!) del Direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca in un viaggio pieno di significati simbolici, tra i quali ultimo tratto da Riga  – capitale dell’Estonia ovvero uno dei tre paesi baltici – a Mosca con un aereo gigante della US Air Force con piano di volo peraltro ovviamente, ma platealmente, autorizzato dai russi fino all’aeroporto civile principale di Mosca (Vnukovo).

A proposito, a Mosca c’era anche contemporaneamente l’arcivescovo Paul R. Gallagher  Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati. Certamente una coincidenza…ma la segnaliamo.

Ultima considerazione in conclusione ovvero la sindrome del “cinghiale ferito”:

  • il rischio guerra totale in Europa purtroppo si sta alzando velocemente e questo significa che ci stiamo avvicinando ad un momento nodale in cui tutti gli attori sono al massimo dell’esposizione, non solo mediatica e quindi possono diventare imprevedibili come appunto il cinghiale ferito.

Il paradosso però insegna che potremmo anche essere vicini ad una soluzione stabile del Conflitto (con la “C” maiuscola perché Ucraina e Israele viaggiano ormai da tempo sullo stesso binario e sono tessere che fanno parte dello stesso puzzle).

Cerchiamo quindi di essere ottimisti e puntare ad un florido futuro mercato dello shipping e del Mediterraneo che per noi del FVG potrebbe essere estremamente alettante e non solo con i container, settore al momento in una non brevissima fase di transizione che vedrà la sua conclusione con l’attivazione del primo lotto del Molo VIII, ma specialmente con i Ro-Ro, settore di punta di Trieste in una fase di promettente sviluppo e di espansione dei collegamenti. (di.s)